La Repubblica - Napoli - 10 marzo 2012
Il 'sapere digitale' nell' era del villaggio globale - di Ilaria Urbani

SE GLI studi di Marshall McLuhan, teorico e pioniere di concetti come villaggio globale e società della comunicazione di massa, si stanno sviluppando a Napoli il merito è di Derrick de Kerckhove. Considerato universalmente l' erede intellettuale del sociologo canadese di cui è stato allievo e assistente, de Kerckhove ha creato a Napoli, dove insegna alla facoltà di Sociologia della Federico II, la Scuola del Sapere Digitale. L' iniziativa è partita nel 2004 grazie all' idea dei docenti Alberto Abruzzese, Mauro Calise e Rosanna De Rosa che hanno voluto mettere in rete l' ateneo con la Scuola di comunicazione di Toronto, realtà dove de Kerckhove è cresciuto e ha insegnato. Il testo che il guru dell' era digitale firma insieme con la sociologa Annalisa Buffardi deve la sua genesi in buona parte all' incontro di queste sinergie. Nel libro dal sottotitolo "Pensiero ipertestuale e conoscenza connettiva", gli autori, con un dialogo a due voci, affrontano il tema del legame tra web scientifico e memoria, sensorialità terziaria e processi cognitivi nati nell' era di internete l' interessante tesi dell' inconscio digitale. Come rapportarsi con la memoria che diventa "light", leggera, con l' utilizzo quotidiano del web. E dunque, cosa diventa quello che i greci chiamavano gnòsi nella cosidetta società liquida? «La fiducia nella memoria volatile e instabile della Rete sembra mostrarci lo sviluppo esponenziale e inarrestabile di archivi esterni, sempre accessibili, nei quali sono conservati milioni di dati di nostro interesse. Una memoria mobile che appare sempre più depositaria del nostro passato. Occorre però interrogarsi sulla capacità di conservazione a lungo termine di tali archivi», scrive la Buffardi. Il web è contenuto ma è anche suono che interagisce con i sensi. Il "beep" fa parte della oralità terziaria. Se Marshall McLuhan ha coniato il termine "sensorialità secondaria" in riferimento a radio e televisione, si può parlare di una sensorialità terziaria, si chiede Derrick De Kerckhove? Sembra di sì. Se l' alfabeto ha decostruito il logos divino e la lettura ha fondato una nuova sensorialità della parola, i supporti multimediali hanno dato inizio ad una terza via del senso filtrata dallo schermo del computer. Per De Kerckhove con il logos elettronico prende forma quello "spazio siderale" che ci fa scoprire nuove realtà attraverso l' estensione nei nostri sensi. Queste teorie non potevano che vedere la luce a Napoli, città dove sono cresciuti Giambattista Vico e Giordano Bruno: i due filosofi hanno influenzato enormemente il pensiero di Marshall McLuhan e del suo allievo, il quale non a caso ha scelto il capoluogo campano come seconda casa. La conoscenza passa ormai per uno spazio "fluido", la Rete, e crea nuove forme di socializzazione e condivisione dei saperi. Come Carl Jung ha teorizzato la memoria collettiva, de Kerckhove arriva a introdurre il concetto di "inconscio digitale" dove il sapere, prima ancora di essere un prodotto, diventa un nuovo processo di partecipazione globale alle conoscenze.

Il Mattino, 24 gennaio 2012
Mi connetto dunque sono: la coscienza entra in rete, di Ida Palisi

La memoria collettiva ai tempi di Facebook si chiama «inconscio connettivo». Ed è una dimensione digitale che prende forma nella moltiplicazione di dati e reti personali. Al pari di quello teorizzato da Jung, l’inconscio connettivo costruisce miti e archetipi basandosi sulle informazioni comuni condivise nel contesto sociale, con la differenza sostanziale che l’ambiente di riferimento è amplificato a dismisura perché è «la summa dei dati disponibili in Rete». E questa la tesi sostenuta con un confronto trasversale tra le neuroscienze e la sociologia, da Annalisa Buffardi e Derrick de Kerckhove nel loro libro Il sapere digitale. Pensiero ipertestuale e conoscenza connettiva (Liguori, pagg. 80, euro 10,99), che hanno presentato ieri alla Feltrinelli di piazza dei Martiri con Enrica Amaturo, Gigi Amodio e Mauro Calise. Il volume mette in evidenza l’esistenza di un sapere digitale condiviso, che non ha confini tra la sfera privata e quella pubblica ma estende, potenzialmente e di fatto, la soggettività in un accesso condiviso a livello globale. Così - scrive Annalisa Buffardi nell’introduzione – la Rete Internet «trasferisce ad ogni singolo utente una dimensione ipertestuale, attraverso la sempre più ampia e condivisa esteriorizzazione dei processi mentali individuali. Con la diffusione delle tecnologie digitali viviamo l’emergenza della società ipertestuale». Ognuno diventa, spiega la sociologa (docente di Tecniche di e-learning e studiosa delle frontiere della conoscenza in Rete) «strumento e motore di ricerca, per se stesso e per gli altri». Lo studio, strutturato come un dialogo a due voci, analizza l’impatto che i nuovi strumenti elettronici hanno sulle persone e in che modo «rivoluzionano il nostro approccio alla conoscenza». Derrick de Kerckhove, docente di Sociologia della cultura digitale alla federico II e considerato l’erede di Marshall McLuhan, sostiene che il concetto di inconscio connettivo sia un elemento del sapere digitale che «collega le persone invece di separarle, come ha fatto l’alfabeto, e introduce qualsiasi singola voce in uno spazio fluido di informazione», comportando, come implicazione positiva, anche una maggiore coesione sociale.