La Repubblica - 3 maggio 2013
E Mussolini tappò le buche, di Apollonia Striano

iL 3 maggio del 1938, su un treno speciale proveniente da Berlino, il dittatore nazista Adolf Hitler s' apprestava a raggiungere Napoli, dove il dittatore alleato Benito Mussolini aveva dato ordine di accoglierlo in maniera straordinaria. C' era da dimostrare l' efficienza e la modernità dell' Italia, la capacità bellica di un paese che disponeva di una città di mare tra le più ambite piattaforme sul Mediterraneo. UNA sontuosa «rivista navale» nel golfo avrebbe dato prova di una marina imbattibile, pronta a reagire concretamente a ogni attacco e, nello stesso tempo, capace di ingaggiare, da una postazione strategica, battaglie decisive per il controllo di una parte fondamentale del territorio. Per veicolare e dare la necessaria enfasi a questo messaggio politico, il regime si era attrezzato con l' ampio dispiegamento dei consueti strumenti di propaganda. Però, soprattutto in questa occorrenza, insieme alla radio e ai giornali era apparso importante adoperare anche i film, per una comunicazione più diretta, totale e coinvolgente, che sapesse rendere con drammatizzazione il senso della vasta partecipazione delle masse, la loro piena adesione a ogni proposta del programma di Mussolini. Tutte le fasi preparatorie, le procedure burocratiche, i tempi e i mezzi adoperati per ottenere e diffondere la perfetta immagine di Napoli fascista sono stati riportati e analizzati nel saggio di Valeria Napolitano, uno degli interventi che compongono il bel volume collettivo Cinema a passo romano. Trent' anni di fascismo sullo schermo (19341963), curato dagli storici e storici del cinema Pietro Cavallo, Luigi Goglia, Pasquale Iaccio (prefazione di Gian Piero Brunetta, Liguori, 28 euro, 381 pagine). Il tema da cui traggono origine i diversi percorsi di ricercaè la complessa situazione dell' Italia fra le due guerre, quando il paese si profilava come gigantesco «spazio scenico», coinvolto nello sforzo di «autorappresentazione» della nuova società fascista, in cui si stava verificando un' impensabile, inedita alleanza tra aristocrazie e popolo. In questa inclinazione all' esteriorità e alla spettacolarizzazione tutti i cittadini avrebbero potuto trovare ruoli e visibilità; il regime faceva leva su di essa disegnando stretti legami tra politica e arte. Ne è fortemente indicativo l' episodio napoletano: per la venuta del Führer si stabilirono i tempi e modi della rappresentazione di una città moderna, attiva, ormai lontanissima dagli stereotipi retrivi della napoletanità. Nelle parole dello speaker del film Luce, che racconta l' evento, il motivo della struggente bellezza del golfo di Napoli è adoperato senza più alcuna indulgenza retorica al passatismo canzonettista; anzi, tecnicamente risulta lo strumento più opportuno per enfatizzare la potenza della macchina bellica innescata. In questa direzione va la cronaca sui giornali: «Il corteo delle automobili percorre la via Caracciolo. Si offre agli occhi del Führer l' incomparabile visione del golfo partenopeo... Incomincerà tra breve la grande esercitazione, che per numero di navi partecipanti mai fino a oggi si era svolta nel Mediterraneo... Corrisponde a una reale possibilità in caso di guerra». Napoli doveva essere questo e per meglio rispondere al nuovo ruolo era stata ripulita e tinteggiata, almeno lungo il percorso, dalla stazione centrale a via Caracciolo, che avrebbe compiuto Hitler. Nasce l' ufficio preposto all' estetica cittadina, che intercetta le situazioni più urgenti: i terranei e le sudice botteghe di piazza Sannazaro, il pessimo manto stradale tra San Giovanni e la Marina, l' usanza diffusa dei panni stesi ad asciugare. Soprattutto su via Partenope si doveva incidere: da mesi ormai riluceva come un «operoso cantiere» per realizzare «un lavoro di plastica» affidato a squadre di operai pronte a cancellare «rughe evidenti», a nascondere, con soluzioni provvisorie e superficiali, antiche voragini.