Mediaeval Sophia 11 (gennaio-giugno 2012)
di Laura Mattaliano

È innegabile che alla base di qualunque componimento letterario o poetico di tematica amorosa, vi sia sempre una rielaborazione che trasfigura una vicenda biografica. La produzione amorosa dei secoli del Medioevo è vasta e diversificata, difficilmente riconducibile a un unico modello; ma, non per questo, la trattazione di molte tematiche e di numerosi aspetti della vita amorosa, ha impedito di pervenire ad importanti riflessioni o alla stesura di pezzi non rilevanti in sede letteraria, poetica o di altra natura. Armando Bisanti analizza e studia da anni, all'interno della sua vasta produzione di studioso della letteratura e della lingua latina medievali, le più importanti opere della poesia amorosa, ricostruendone l´utilizzo (più o meno originale) delle fonti classiche e latine con confronti e paragoni sempre attenti e criticamente fondati. Mentre, infatti, la nozione storiografica di imitatio è oggi ben nota e consolidata per la poesia latina classica, per quella medievale il lavoro di analisi e raccolta dei riferimenti ai testi ed ai modelli pregressi nonché all´utilizzo degli autori precedenti è ancora lontano dall´essere concluso e compiutamente classificato in modo esaustivo. L´autore dichiara ad apertura del volume, inserito nella collana diretta da Massimo Oldoni “Nuovo Medioevo”, che la poesia amorosa del Medioevo è fortemente condizionata da almeno tre modelli: la poesia d´amore classica, con Ovidio autore esclusivo (se ne sottolinea, in particolare, la fortuna tra il XII e il XIII secolo); le sacre scritture e la liturgia cristiana con il prestigio rilevante del Cantico dei Cantici; le poesie d´amore in volgare, con Chrétien de Troyes eretto a simbolo dell´ideale del cosiddetto “amor cortese”. Oggetto principale di questa pubblicazione è il tema dell´amore nei Carmina Burana. Questa “Bibbia della goliardia medievale”, come viene definita, viene esemplata probabilmente intorno al 1230 e comprende composizioni redatte, grosso modo, tra la seconda metà del XII e il primo quarto del XIII secolo. Include complessivamente 315 testi poetici, in latino e in medio-alto tedesco. Prima di analizzare l´elemento amoroso dei Carmina Burana, Bisanti evidenzia proprio la continuità e lo stretto legame con la tradizione passata attraverso l´esempio dei carmina 6 (Florebat olim studium) e 39 (In huius mundi patria). Caratterizzati dal tema della tristitia temporis e della corruzione morale e della Chiesa, il continuo utilizzo di adynata, accompagnati da mirabolanti giochi linguistici, mostra un chiarissimo legame con la tradizione classica e con il tema del “mondo alla rovescia”, come si può riscontrare ad esempio in CB 6, dove le tradizionali attribuzioni di Lia e Rachele, di Marta e Maria risultano così sovvertite: Mariam gravat sessio; / nec Marthe placet actio; / iam Lie venter sterilis, / Rachel lippescit oculis. I valori delle quattro donne risultano così stravolti, capovolti, metafore evidenti dello sprofondamento e del crollo dei valori dell´attività dell´ingegno umano e dei valori evangelici e cristiani. Delle quattro tematiche che caratterizzano i Carmina Burana (satiricomorale; amorosa; goliardica; sacrale), quella amorosa è la più ricorrente e trattata nei componimenti 56-186, a conferma del successo di cui il motivo godeva all´interno della produzione ma in generale di tutta la vita goliardica. La tipologia dei conflictus, dell´altercatio e dei débats caratterizza il carme 92 (l´Altercatio Phyllidis et Flore) in cui l´esperienza amorosa si configura come rapporto vassallatico. Particolare rilievo assumono infatti i contrasti incentrati sul tema della superiorità, in amore, del chierico rispetto al cavaliere o viceversa. Nella ormai “classica” contrapposizione e rovesciamento delle tematiche, lo scontro tra Fillide e Flora (da sottolineare, come anche per Marta, Maria, Lia e Rachele, la convenzionalità dei nomi, tratti dalla tradizione classica, per il loro significato simbolico) sui temi dell´amore si sviluppa per un lungo numero di strofe evidenziando, nella diversa concezione dell´amore dei chierici e dei cavalieri, la contrapposizione sociale tra religiosi e laici. Il tutto senza mai perdere di vista i topoi e i rimandi tipici della tradizione classica come, in questo carme, la presentazione di Sileno da parte del poeta medievale che molto si avvicina alla descrizione che ne fa Virgilio nella sesta egloga. Alla connessione tra l´esordio primaverile e l´inno ad Amore è dedicato il carme 135 (Cedit, hiems, tua durities), un vero e proprio inno alla potenza del dio al quale l´anonimo poeta chiede un intervento salvifico per far tornare da lui la fanciulla amata che lo ha lasciato. Bisanti conduce una innovativa e originale rilettura del carme (trascurato in passato dagli studiosi), che tiene conto degli elementi testuali, filologici, retorici, contenutistici e metrici. Quest´ultimo aspetto è analizzato anche nella disamina del carme 121 (Tange, sodes, citharam) del quale si mette in risalto l´utilizzo della forma metrica connessa all´elemento ironico e dissacratorio con cui il poeta parla delle illusioni dell´amore. La tematica del “chiodo scaccia chiodo” (clavus clavo retunditur), già presente in Cicerone (Tusculanae disputationes IV, 35, 75) e ripresa anche da Andrea Cappellano nel De Amore, si accompagna al disprezzo e al rifiuto dei difetti della donna che non si ha più. Assistiamo così a una lunga elencazione delle caratteristiche negative della donna per la quale non esiste più un sentimento amoroso; viene posta parallelamente all´esaltazione delle virtù della nuova amante, in linea con la misoginia propria del periodo che, ancora una volta, si lega alla tradizione classica, soprattutto a quella oraziana delle Odi. Al tema dell´abbandono e della lamentatio per la lontananza dall´amato è dedicato il carme 126 (Huc usque, me miseram!), vero e proprio esempio di “chanson de femme”, del quale si mette in risalto il motivo della fabula, ovvero il fatto di essere sulla bocca della gente, tema questo presente nella tradizione biblica, negli autori classici e in quelli medievali. È uno dei più sensibili e delicati componimenti della raccolta. Sempre alla tematica amorosa dei Carmina Burana è dedicato l´excursus riguardante il tema della “pastorella”. Considerato come genere letterario minore, è invece fondamentale per comprendere il contrasto sociale tra le classi egemoniche e quelle subalterne. Sulla scia di Piervittorio Rossi che, soffermandosi sulla presenza di pastorelle nei Carmina Burana, le considera un´invenzione della letteratura in volgare, Bisanti identifica almeno quattro componimenti collegati al genere (CB 79, 90, 157, 158) e dedica la seconda parte del capitolo ad altre tipologie di pastorelle, come quelle galego-portoghesi, per metterne in risalto le diversità dai modelli provenzali e da quelli della poesia lirica mediolatina, come il rifiuto della descrizione del locus amoenus, dell´esordio primaverile e l´adozione di un atteggiamento che privilegia la mancanza di qualunque approccio nei confronti della fanciulla, preferendo una distaccata contemplazione. Il titolo del volume è forse riduttivo e non rende giustizia al grande lavoro di ricerca e di ricostruzione critica condotto da Bisanti. C´è molto di più di una disamina della poesia d´amore nei Carmina Burana: c´è storia, letteratura, retorica, metrica, filologia; c´è un vasto patrimonio di dati e folti riferimenti bibliografici posti in appendice. Il tutto è esposto con grande metodo e spirito critico e con la semplicità e scioltezza di chi padroneggia perfettamente i temi.