La Repubblica Napoli, 04 dicembre 2010

Tre donne, tre generazioni, di Stella Cervasio

 

"Un cerino può appiccare un rogo". Così "Anticorpi" di Luisa Cavaliere è lungi da poter essere immaginata come una raccolta statica di interviste. Piuttosto un sovrapporsi di storie di vita, di contrapposizioni e di convergenze nell'esistenza di tre donne. Dante, drammaturga e regista teatrale; Postorino, scrittrice di "L'estate che perdemmo Dio", su una famiglia di 'ndrangheta. Tre donne contro la mafia, "anticorpi" opposti alla malattia e corpi che dichiarano la loro prossimità alle parole. I pensieri di una si trasfondono in quelli dell'altra, incarnati in tre generazioni, quella del '68 e del femminismo di Luisa Cavaliere e le altre due. La forza del libro è anche la consapevolezza della necessità di confrontarsi.

 

 

Libreria delle donne di Milano | libreriadelledonne.it
Un libro per regalo - Natale 2010, di Lia Cigarini 

Luisa Cavaliere, un'amica intelligente ed ironica della Libreria di Milano impegnata nel movimento delle donne di Napoli, ha (con preziosa scrittura, che è sempre, in un libro, la cosa più importante) raccontato il suo dialogo con due donne più giovani di lei, entrambe scrittrici di qualità. Emma Dante, palermitana, e Rosella Postorino, calabrese.
Le tre donne che formano insieme un triangolo che brucia al presente, parlano del teatro, della scrittura, del lavoro, delle mafie, della politica dei loro desideri e scelte di vita, delle loro madri.
Io considero il libro, intitolato Anticorpi, un ottimo esempio di come si può raccontare il mondo dal punto di vista delle donne senza ripetere le parole già dette del femminismo.

 

PUB - Per Ubriachi Bibliofili | pub.librazioni.org
Anticorpi, il Sud riparte dalle donne, di Carmen Vogani

Luisa, Emma e Rossella incarnano tre diverse generazioni al femminile, eppure sembrano aver vissuto il medesimo tempo: quello scandito dallo spazio del Sud in cui sono nate, rispettivamente, in Campania, in Sicilia e in Calabria. Uno spazio la cui bellezza è contaminata da una sorta di peccato originale espiabile quotidianamente, con la forza di gesti concreti intessuti, più che nella speranza, nel tentativo audace di riscatto.
Non ci è dato scegliere il posto in cui nasciamo e non è biasimabile chi, nella partita della sopravvivenza, gli volta le spalle. Tuttavia, rinnegare le proprie radici comporta l’essere schiacciati da un sentimento alienante di spaesamento e cecità. Con gli occhi aperti e i piedi saldi sui luoghi che hanno imparato ad amare, invece, Luisa, Emma e Rossella hanno fatto della cultura la loro ancora di salvezza. Emma Dante è attrice, autrice e regista teatrale; Rossella Postorino è scrittrice di romanzi e racconti. Anticorpi apre una finestra sulle loro biografie, in un’armonica commistione di pubblico e privato.
“Anticorpi nel doppio senso di ciò che si oppone e resiste alla malattia e, insieme, di corpi usati nella loro singolare irripetibile vicinanza alle parole, nel loro essere causa prima del pensiero e del suo, a volte, inspiegabile, procedere”. A Luisa Cavaliere, autrice del libro, va riconosciuto il merito di aver abbattuto, senza retorica, due pregiudizi: il primo vede i meridionali conniventi con una cultura mafiosa, omertosa, rassegnata; il secondo è l’irritante misoginia di chi è convinto che le donne siano capaci di confezionare, esclusivamente, discorsi al retrogusto di miele. Luisa, Emma e Rossella, dialogano sul teatro, sulla politica, sulla scrittura, sul lavoro, sulla mafia, la camorra e la ’ndrangheta. Sono tre donne che non si sono fatte fagocitare da una società patriarcale. I loro non sono corpi nell’accezione di soggetti sessualmente desiderabili. Il loro modo di essere donna contrasta con quella superficiale femminilità veicolata dai mass media e legittimata dal silenzio delle donne, una passività innocente, questa, che sembra aver sepolto la stagione del femminismo sposata, tra gli anni Sessanta e la metà degli anni Ottanta, da Luisa Cavaliere.
Una scelta stilistica originale e fortemente persuasiva quella dell’autrice di Anticorpi, la quale ha rinunciato al narcisismo letterario e si è giocata nel parlato confidenziale; i dialoghi con Emma e Rossella sono vergini, nati davanti a un caffè o sul lungomare di fronte a Capri, e riportati sulle pagine di Anticorpi, quasi fosse possibile ascoltarli anziché leggerli. Non vi è traccia di verità precotte negli interventi (la cui linea di demarcazione è grafica) di Luisa Cavaliere, vi è piuttosto una travolgente curiosità, una necessità di confronto, un’esigenza di intervenire criticamente nel reale, una sana ribellione della ragione. Viene voglia d’essere donna.

Elle febbraio 2011,
di Natalia Aspesi
Non solo parole

C'è un Meridione che cerca di resistere alle pressioni di abitudini criminali, alla connivenza, al fatalismo, al farsi i fatti propri ignorando l'orrore. Sono in tanti a opporsi a questa deriva, e tra loro tre donne, che lo fanno con forza e serenità, semplicemente facendo cultura. Luisa Cavaliere, fondatrice di una scuola di cultura materiale, si è interrogata e ha dialogato con Emma Dante, drammaturga e regista palermitana, e Rosella Postorino, scrittrice calabrese: hanno parlato delle loro vite, della loro professione, dell'amore per la loro difficile terra. Ne è uscito un librettino prezioso e illuminante, Anticorpi (Liguori editore), che attraverso le parole di queste appassionate ci coinvolge nella loro speranza.

 

Il Mattino 25 febbraio 2011
La parola delle donne, anticorpi per sconfiggere la miseria machista

di Titti Marrone

In questi tempi poco propizi per le donne, imbattersi in linguaggi femminili capaci di parlare lingue oblique, spiazzanti rispetto al discorso pubblico inflitto dalle cronache del sultanato, fa bene alla mente, e non solo. Fa bene alla speranza: aiuta tutte potersi riferire al segno lasciato alle donne «normali» da alcune, che usano la vita per comporre alfabeti creativi forti, che si «mettono in gioco» anche a nome delle altre. Qui si parla di donne d’insolita straordinarietà, come la regista Emma Dante, che stasera porta in dono al teatro San Ferdinando il debutto del nuovo spettacolo, «La trilogia degli occhiali» che appare in volume da Rizzoli (il 4 febbraio alla Fnac la presentazione). Dopodomani, sempre al San Ferdinando si parlerà de Il teatro di Emma Dante (ed. Infinito, foto di Giuseppe Distefano, testi della stessa Emma Dante e Rodolfo Di Giammarco) con la regista e Stefano De Stefano. Sabato 5, da Evaluna in piazza Bellini, si presenta Intervista a Emma Dante di Titti De Simone (Navarra Editore). Certo si dirà dello stare al mondo come transito creativo, dell’inquietudine di chi sa quanto sia doloroso quel che diceva Freud - che «l’anatomia è un destino» - ma quanto i singoli destini possano essere rivoluzionati dalle lingue che i corpi scelgono di parlare. Ritroviamo ora altre donne detentrici di talenti speciali: con la regista Emma Dante, la scrittrice Rosella Pastorino, nelle pagine di un prezioso libretto di Luisa Cavaliere, Anticorpi (ed. Liguori, pagg. 92, euro 11,90) che si presenterà a Napoli martedì 1 febbraio alle 17 al San Ferdinando. Mettendo insieme i suoi dialoghi con due giovani generatrici di mondi - teatrale e letterario - Cavaliere riesce a fonderne identità e differenze, facendo anche risuonare gli echi della propria storia intellettuale di donna di una generazione più antica. Ne viene fuori un autoritratto a sei mani, sghembo e reso espressivo dal fondale della comune provenienza dal Sud. Guidate dalla Cavaliere, Emma Dante la siciliana e Rosella Pastorino la calabrese mettono in parole i pensieri sulla loro terra, sul senso di dignità, sulle loro scritture, sui sentimenti e la ragione che vorrebbe guidarli, su ricchezza e povertà, vecchiaia e giovinezza, sul partire dal Sud e sul restarci. Inevitabile il passaggio sulle madri, figure-cattedrali per ognuna. «Mi ha procurato il bando dell’Accademia. Mi ha messo letteralmente sul treno e ha detto ”vai”: a lei devo tutto», racconta Emma Dante. E alla madre morta, la regista dal talento debordante che sembra impossibile da contenere nella sua figura minuta, scrive una lettera con l’inchiostro del senso di perdita: «Ho nostalgia di me bambina dentro il tuo abbraccio caldo», e a lei rivela il destino scelto per sé. «Non espatrio. Resto qui. Anche a costo di saltellare su una gamba». Destino diverso è quello di Rosella Pastorino, che ne L’estate che perdemmo Dio (Einaudi, pagg. 344, euro 19) ha scritto della sua terra di ’ndrangheta. Lei scrittrice emigrata in Liguria da bambina racconta l’«Altitalia» e lo sradicamento, «l’identità meridionale come condanna. Se nasci lì è difficile non dover scendere a compromessi, sottrarsi alla regola del silenzio... Ti si chiede di fare l’eroe». Amara la chiosa di Luisa Cavaliere: «Come se a noi meridionali fosse negata la poesia, la gioia di guardare la bellezza». Ma a stemperare tanto pessimismo sta la prova fornita dal libro, con le tre vite specchiate l’una nell’altra nel segno della bellezza più grande, capace di «anticorpi» di pensiero contro le brutture del presente.

 

Il Sole 24 Ore Sud 8 Dicembre 2010
Gli «Anticorpi» per parlare di Sud
di Eugenia Eboli

Prendi una giornalista napoletana di lunga esperienza, una regista palermitana ormai punto di riferimento a livello nazionale del teatro d´avanguardia e una promettentissima giovane scrittrice reggina, mettile attorno a un tavolo e getta loro in pasto un argomento di discussione antico, eppure sempre attuale: il Mezzogiorno coni suoi irrisolvibili problemi. È questo il filo rosso che attraversa "Anticorpi" (Liguori, euro 11,90, pp. 112), libro fresco di stampa nel quale la giornalista nonché presidente della fondazione "L´Annunziata Mediterraneo" di Napoli, Luisa Cavaliere, intrattiene un´amorevole conversazione con Emma Dante e Rosella Postorino. La prima, per chi non la conoscesse, è la drammaturga e regista palermitana che nel 1999 ha costituito la Compagnia Sud Costa Occidentale. La Postorino, autrice per Einaudi del romanzo "L´estate che perdemmo Dio", ha composto anche la piece teatrale "Tu (non) sei il tuo lavoro", messa in scena nel giugno di quest'anno nell'ambito della terza edizione del Napoli Teatro Festival Italia. Come dire: tre donne di differenti generazioni che, in questo libro, parlano delle cose che amano, del mondo che abitano, del Sud in cui sono nate, dell´Italia in cui vivono, del paese che vorrebbero. Dialogano sul teatro, sulla scrittura, sulla politica, sul lavoro, sulla mafia, sulla ´ndrangheta, sulla camorra.