Rassegna Bibliografica, 3/2010

Nei sentieri della vita, come possiamo definire quali siano le condotte orientate al benessere? Una domanda che riporta al significato stesso delle scelte quotidiane e dello stile di vita del soggetto, che nelle sue azioni e nelle sue decisioni esprime il suo modo di leggere l’esistenza e il significato che attribuisce ai comportamenti salutari o dannosi per se stesso e gli altri. Comprendere per quale motivo le persone non adottano comportamenti preventivi, non si sottopongono ai test per la diagnosi precoce di malattie e non aderiscono ai trattamenti prescritti da personale sanitario non è semplice da capire. Esistono diversi modelli per studiare il benessere, come il modello sulle credenze sulla salute o il modello che analizza la relazione esistente tra comportamento salutare e le più ampie circostanze socioeconomiche, ma il rapporto tra conoscenza e azione è molto difficile da interpretare, intrecciando visioni e motivi, idee e immaginari, personali e sociali, che portano a leggere il benessere come molto soggettivo. Andando ad analizzare, in un’ottica interdisciplinare, la percezione di benessere/malessere nella popolazione giovanile italiana, si sono potute rilevare diverse concezioni del benessere. Muovendo dalla riflessione sulla rilevanza del progetto di benessere personale nello sviluppo di una adolescenza positiva, la ricerca ha mirato a individuare i fattori significativi nella percezione del benessere legata a specifici contesti di esperienza di vita, in relazione al genere, all’età e all’appartenenza geografica. La ricerca ha coinvolto un campione di 2.265 studenti di età compresa tra i 16 e i 23 anni, frequentanti gli ultimi anni di tutte le tipologie di scuole secondarie superiori e i primi anni di università, in differenti corsi di laurea e residenti in diverse aree geografiche del territorio italiano. Lo strumento utilizzato è stato un questionario semistrutturato. Dalla ricerca è emerso che l’esperienza del benessere è un costrutto polifonico in cui confluiscono e si intrecciano significati, vissuti, giudizi di valore provenienti da tutti gli ambiti di vita del giovane, mostrando come lo “star bene” sia un’esperienza autenticamente soggettiva che sfugge a qualsiasi tentativo di catalogazione aprioristica e a ciascuna soggettività corrisponde un differente progetto di benessere, la cui articolazione non può essere compresa se non si tiene conto delle istanze individuali che gli hanno dato vita e che continuano ad alimentarla. Proprio per questo il benessere si configura come una trama complessa, che trova la sua origine nell’ambito familiare, scolastico, lavorativo e che si proietta nel futuro, attraversando vincoli sociali e libertà individuali, legando tra loro bisogni soggettivi e convenzioni culturali. Nel complesso, il benessere è inteso come un equilibrio instabile, costantemente a rischio, ma desiderato e anelato come un bisogno imprescindibile della propria condizione umana. Il benessere tende a essere interpretato come una forma fragile, precaria, facilmente modificabile dalle circostanze che possono intervenire in ogni momento. Armonia e soddisfazione interiore, come l’assenza di problemi e le buone interazioni nel gruppo classe, ma anche condivisione dei valori e del tempo libero con gli altri, sono tutte dimensioni del benessere ritenute importanti dalla maggior parte dei giovani intervistati. Soggetti che si sentono in una dimensione temporanea e che guardano al benessere come un’armonia di voci diverse, le quali cercano equilibrio tra loro, ma che si modificano continuamente. In un momento della vita che sembra essere sospeso tra un passato conosciuto, quello dell’infanzia, e un futuro indefinibile, quello dell’adultità, l’adolescente e il giovane tendono a non delimitare in modo sostanziale il proprio ben-stare, ma a rimandare a qualcosa che deve ancora trovare il proprio compimento, rimanendo disorientati rispetto a una chiara definizione della propria condizione.