Matilde Serao non fu solo la romanziera fluviale che tutti ricordano e non tutti amano. Fu anche fra le madri fondatrici del giornalismo italiano, che arricchì con il temperamento sanguigno e la duttilità dello stile. L'autrice, giornalista, ne ricostruisce la figura insieme a quella di una Napoli che oggi si fa rimpiangere.
La Repubblica, 18 ottobre 2008
Riscoprendo Donna Matilde fra ago, filo e taccuini, di Corrado Ruggiero
Il saggio ampio, ragionato e documentato è […] di Donatella Trotta: “La via della penna e dell’ago - Matilde Serao tra giornalismo e letteratura”, edito da Liguori con un Cd che contiene la raccolta completa del settimanale illustrato “Masto Rafaele” fondato e diretto dalla Serao tra il 1899 e il 1901. Il saggio concentra la sua attenzione sui dieci anni di attività della Serao che vanno dal 1894 al 1904. Anni cruciali nella vita di donna Matilde che segnano il suo progressivo emanciparsi rispetto a un ingombrante marito e il definitivo affermarsi di una sua propria personalità culturale e professionale. Nel 1892 ha fondato con Edoardo Scarfoglio “Il Mattino” ma, dal 1894, dà il via al settimanale domenicale “Mattino-Supplemento” (1894-1895) e, successivamente, al settimanale illustrato “Masto Rafaele” (1899-1901) prima di approdare al frutto più maturo di questa stagione: la rivista letteraria “La Settimana” (1902-1904). L’anno precedente, 1903, la Serao aveva dato formalmente le sue dimissioni da "Il Mattino". Tre settimanali o, meglio, tre circoli letterari dal momento che intorno alla scrivania di donna Matilde confluiscono le migliori penne del tempo. A partire da quel nume vivente che era il Carducci. Tre laboratori di idee e di proposte grafiche e giornalistiche: nuove di sana pianta o mutuate dalla pubblicistica parigina. Come le rubriche a base di "Mosconi", "Vespe" o "Api" che, con il loro alludere tra il sì e il no, suggerire, chiacchierare senza apparentemente dire, anticipano sulla pagina certe tendenze all’oralità della moderna società di massa. Una scrittura - quella di Donatella Trotta - che è storia (il fittissimo corredo di note, i quadri ampi per le molteplici diramazioni eppure concentrati su persone fatti luoghi e circostanze: citati per nome e cognome) ma anche narrazione letteraria: per cui il quesito che valeva allora per la Serao e vale oggi per tutti noi afflitti dal "mal di penna". E se il giornalista fosse, sia pure nella sua anima oscura, un romanziere mancato? E il romanziere, allora? Non altri che un giornalista che ha fatto il passo più lungo della gamba. Una scrittura attraversata da una scia di viva "simpatia" umana e professionale per la Serao. Con una chiara complicità femminile.
Corriere del Mezzogiorno, 13 ottobre 2008
Matilde Serao, la penna usata come ago. Gli scritti umoristici della giornalista, di Natascia Festa
In occasione della pubblicazione del libro di Donatella Trotta «La via della penna e dell’ago. Matilde Serao tra giornalismo e letteratura» (Liguori editore, con cd-rom accluso) mercoledì 15 ottobre alle 15,30, all'Università Suor Orsola Benincasa (Sala Villani) si terrà un forum dedicato alla scrittrice. Una pioniera dei mezzi di comunicazione di massa contemporanei, ma anche una letterata di grande successo, poligrafa ed epistolografa tra Otto e Novecento divisa tra famiglia e brillante carriera in una Napoli della Belle Époque ricca di contraddizioni, chiaroscuri e primati. Una donna meridionale, professionista e madre che ha saputo coniugare tradizione e innovazione con una modernità tuttora attuale ma non adeguatamente conosciuta e valorizzata, a ottant’anni dalla sua morte: è la figura di Matilde Serao (1858-1927) tra giornalismo e letteratura, ripercorsa dal libro di Donatella Trotta La via della penna e dell’ago (Liguori editore, con cd- rom accluso) che sarà al centro del Forum su «Giornalismo al femminile: il caso Serao tra cronaca e letteratura», promosso dalla Scuola di Giornalismo dell’Università Suor Orsola Benincasa in collaborazione con il CIRLEG (Centro Interuniversitario di Ricerca su Letteratura e Giornalismo) ed in programma mercoledì 15 ottobre alle ore 15.30 nella Sala Villani del Suor Orsola.
GLI INTERVENTI - Al Forum, presieduto da Lucio D’Alessandro, preside della Facoltà di Scienze della formazione, interverranno, dopo un indirizzo di saluto del Rettore Francesco De Sanctis, gli studiosi Raffaele Giglio, Paolo Scandaletti e Silvia Zoppi, coordinati da Paola Villani. Letture d’autore a cura di Antonella Giardiello. Sarà presente l’autrice. La via della penna e dell’ago è una ricerca articolata e pluridisciplinare, raccontata con cifra narrativa, che attraverso un’ampia campionatura di testi e immagini rari o inediti, di cui si era persa traccia e memoria, arricchisce di contributi originali e nuove prospettive critiche il caso Serao. Il libro ricostruisce un decennio di particolare intensità e transizione nella vita privata e professionale di Matilde Serao, sullo sfondo della Napoli della Belle Époque: dalla nascita del quotidiano «Il Mattino», fondato con il marito Edoardo Scarfoglio nel marzo del 1892, fino ai primi del Novecento. In quel decennio la scrittrice e giornalista napoletana di origini greche ideò, creò e diresse alcune significative testate periodiche: il settimanale domenicale «Mattino-Supplemento» (1894-1895), custodito dall’Emeroteca-Biblioteca Tucci in una rarissima collezione; il giornale umoristico-satirico settimanale illustrato «Masto Rafaele» (1899-1901), conservato nella sezione Lucchesi Palli della Biblioteca Nazionale di Napoli e la più nota rivista letteraria «La Settimana» (1902-1904), tutte palestre di ingegni letterari e artistici e cenacoli di vivaci dibattiti culturali, politici e di costume. Del «Masto Rafaele», in particolare, il volume riporta in un accluso cd-rom la collezione completa, consentendo così di rileggere testi parodistici e caratterizzati da un significativo mistlinguismo, accanto a gustose immagini e vignette satiriche che fanno assaporare, intatto, lo spirito del tempo.
Il Cittadino culture, anno VII ottobre 2008
Se la penna è femmina, di Girolamo de Simone
[…]
II libro […] è opera di Donatella Trotta, giornalista di oggi, vincitrice di molteplici premi, tra cui 1’Anderson, il Premio internazionale di giornalismo civile dell’Istituto Italiano Studi Filosofici, il Premio Internazionale Eip dell’Unesco, il Capri San Michele e, non ultimo, il Premio di Giornalismo Matilde Serao. E proprio a quest’ultima, la Serao , giornalista di ieri, fondatrice con il marito Edoardo Scarfoglio del “Mattino”, è dedicato “La via della penna e dell’ago”, Matilde Serao tra giornalismo e letteratura", edito per i tipi di Liguori Editore. II saggio, come indica Antonio Ghirelli nella Prefazione, “si propone in modo particolarmente interessante come una nuova, più approfondita ed originale analisi di quell’autentico miracolo artistico ed esistenziale che è la vita di donna Matilde”. Il volume, difatti, come indica Donatella Trotta, intende ripercorrere, oggi, “il cammino del formidabile sforzo organizzativo e ideativo di Matilde Serao in esperienze solo in apparenza marginali, nate in seno a “il Mattino” e precedenti alla fondazione del 'suo' quotidiano, “il Giorno”... per ricostruire la funzione che il giornalismo letterario svolse in Italia tra il 1890 e il 1910: in una società cioè di recente formazione borghese e post-unitaria, con un tasso elevatissimo di analfabetismo, che nel sud era ancora piu alto, rasentando 1’ottanta per cento”.
Così il volume indaga in modo approfondito, con molteplici inediti e il corredo di un cd-rom che ospita copie digitali delle edizioni originali, le esperienze giornalistico-letterarie (raccontandone anche i risvolti organizzativi) della Serao per 1’ideazione, fondazione e direzione di alcune testate fondamentali di quegli anni. Si tratta del settimanale domenicale “Mattino – supplemento”, del giornale umoristico (satirico?) settimanale “Masto Rafaele” (dal quale é tratta 1’immagine che qui pubblichiamo) e della nota rivista letteraria “La Settimana” (di cui Matilde Serao scriveva: “Ti mando una mia rivistella che fatta con modestia ha avuto subito grande popolarità, e che invece raccoglieva scritti di scrittori come Pascolo, D'Annunzio, Fogazzaro, De Amicis). Nel racconto di Donatella Trotta si alternano le vicende umane e giornalistiche della Serao e quella vita propria, autonoma, colorata di collaborazioni, incontri, note inedite, pezzi rari, che i giornali assumono una volta pubblicati e lanciati nel mondo dei lettori. Uno spaccato della società culturale italiana e della Napoli di un tempo, pagine dalle quali spuntano temi di tutti i tipi, dalla Piedigrotta alla moda, dal futuro delle donne all’auspicio che i “fanciulli spostati” di continuo dai padri giornalisti non dimentichino mai il loro paesaggio giovanile, sia esso “Il Vesuvio” o una gondola...
Napoli.com, 13 ottobre 2008
Giornalismo al femminile: il caso Serao tra cronaca e letteratura
Una pioniera dei mezzi di comunicazione di massa contemporanei, ma anche una scrittrice di grande successo, poligrafa ed epistolografa tra Otto e Novecento divisa tra famiglia e brillante carriera in una Napoli della Belle Époque ricca di contraddizioni, chiaroscuri e primati. Una donna meridionale, professionista e madre che ha saputo coniugare tradizione e innovazione con una modernità tuttora attuale ma non adeguatamente conosciuta e valorizzata, a ottant'anni dalla sua morte: è la figura di Matilde Serao (1858-1927) tra giornalismo e letteratura, ripercorsa dal libro di Donatella Trotta La via della penna e dell'ago (Liguori editore, con cd- rom accluso) che sarà al centro del Forum su «Giornalismo al femminile: il caso Serao tra cronaca e letteratura», promosso dalla Scuola di Giornalismo dell'Università Suor Orsola Benincasa in collaborazione con il CIRLEG (Centro Interuniversitario di Ricerca su Letteratura e Giornalismo) ed in programma mercoledì 15 ottobre alle ore 15.30 nella Sala Villani del Suor Orsola.
Al Forum, presieduto da Lucio D'Alessandro, preside della Facoltà di Scienze della formazione, interverranno, dopo un indirizzo di saluto del Rettore Francesco De Sanctis, gli studiosi Raffaele Giglio, Paolo Scandaletti e Silvia Zoppi, coordinati da Paola Villani. Letture d'autore a cura di Antonella Giardiello. Sarà presente l'autrice.
La via della penna e dell'ago è una ricerca articolata e pluridisciplinare, raccontata con cifra narrativa, che attraverso un'ampia campionatura di testi e immagini rari o inediti, di cui si era persa traccia e memoria, arricchisce di contributi originali e nuove prospettive critiche il "caso" Serao. Il libro ricostruisce un decennio di particolare intensità e transizione nella vita privata e professionale di Matilde Serao, sullo sfondo della Napoli della Belle Époque: dalla nascita del quotidiano "Il Mattino", fondato con il marito Edoardo Scarfoglio nel marzo del 1892, fino ai primi del Novecento. In quel decennio la scrittrice e giornalista napoletana di origini greche ideò, creò e diresse alcune significative testate periodiche: il settimanale domenicale "Mattino-Supplemento" (1894-1895), custodito dall'Emeroteca-Biblioteca Tucci in una rarissima collezione; il giornale umoristico-satirico settimanale illustrato "Masto Rafaele" (1899-1901), conservato nella sezione Lucchesi Palli della Biblioteca Nazionale di Napoli e la più nota rivista letteraria "La Settimana" (1902-1904), tutte palestre di ingegni letterari e artistici e cenacoli di vivaci dibattiti culturali, politici e di costume. Del "Masto Rafaele", in particolare, il volume riporta in un accluso cd-rom la collezione completa, consentendo così di rileggere testi parodistici e caratterizzati da un significativo mistlinguismo, accanto a gustose immagini e vignette satiriche che fanno assaporare, intatto, lo spirito del tempo.
Il Venerdì di Repubblica, 18 luglio 2008
Serao, troppo brava per essere simpatica, di Stefano Manferlotti
Matilde Serao non fu solo la romanziera fluviale che tutti ricordano e non tutti amano. Fu anche fra le madri fondatrici del giornalismo italiano, che arricchì con il temperamento sanguigno e la duttilità dello stile. L'autrice, giornalista, ne ricostruisce la figura insieme a quella di una Napoli che oggi si fa rimpiangere.
Desk, n. 1 - 2008
Donatella Trotta, giornalista del Mattino e presidente dell’Ucsi Campania, è un’acuta osservatrice della storia delle donne, del sapere che hanno prodotto, delle chiavi di lettura che hanno regalato al giornalismo e alla storia del nostro Paese. Non è un caso che per il suo impegno culturale e sociale l’Autrice abbia ricevuto diversi riconoscimenti, dall’Andersen, il premio internazionale di giornalismo civile dell’Istituto Italiano per gli studi filosofici, al premio internazionale Eip-Italia dell’Unesco, al Capri San Michele. E, in particolare, il premio di giornalismo Matilde Serao. E proprio a Matilde Serao ha dedicato la sua ultima ricerca scaturita nel volume “La via della penna e dell’ago” che ricostruisce un decennio di esclusiva vivacità e trasformazione nella vita privata e professionale di Matilde Serao sullo sfondo della Napoli fin de siécle: dalla nascita del quotidiano Il Mattino (da lei fondato con il marito Edoardo Scarfoglio nel marzo del 1892) ai primi anni del Novecento. “A sfogliare le pagine del Mattino-Supplemento - scrive la Trotta - si saggiano gli umori di un’epoca”. “Questo saggio - sottolinea Antonio Girelli nella prefazione al volume - si propone in modo particolarmente interessante come una nuova, più approfondita ed originale analisi di quell’autentico miracolo artistico ed esistenziale che è la vita di donna Matilde”.
Una ricerca colta e intelligente. Tredici capitoli che tracciano l’esperienza seraiana attraverso la rassegna di periodici e inediti contenuti nell’antologia di “scritti rari e immagini” in appendice al volume. Accesi dibattiti e polemiche culturali, politiche, sociali e di costume. Basti ricordare la magistrale stroncatura a danno di Ada Negri dalla quale la Serao prende spunto per mettere a fuoco i “problemi legati al mestiere di scrivere, soprattutto per le donne”. Dalla sua penna emerge la “grande madre mediterranea di intuizioni intramontate in una stimolante dimensione
di eclettismo e di apertura” come ama definirla l’Autrice. Dal 1894 al 1904 Matilde Serao fonda e dirige alcune significative testate periodiche finora ignorate dagli studiosi: il settimanale domenicale Mattino-Supplemento (1894-1895), custodito dall’Emeroteca-Biblioteca Tucci in una rarissima collezione, e il giornale umoristico settimanale illustrato Masto Rafaele (1899-1901), nell’accluso CD-ROM tutte le annate dell’unica collezione esistente del periodico, che precedono l’esperienza più nota della rivista letteraria La Settimana (1902-1904).
Il libro di Donatella Trotta ha il pregio di fornire nuovi contenuti alla storia del giornalismo italiano ma anche tracciare i contorni di una donna da più parti considerata “pioniera del giornalismo contemporaneo”, oltre che scrittrice, poligrafa ed epistolografa. La Serao aveva importato dalla Francia l’idea di aprire un filo diretto con i lettori. Nascevano i “colloqui con il pubblico”. Grande anticipatrice dei tempi, donna Matilde, nel 1894 scriveva: “Una delle imperfezioni della quasi perfetta stampa moderna è questa: essa non può rendere direttamente le opinioni del pubblico, sopra le questioni grandi e piccole che interessano la società[…]. L’opinione di coloro che ci leggono è spesso più giusta, più vera, più vivace della nostra”. (Rosa Maria Serrao)
Corriere del Mezzogiorno, 21 maggio 2008.
Più penna che ago: svelata in un saggio la Serao «laterale»
Si legge come un romanzo. Però è un saggio. Si attraversa con la curiosità con cui ci si tuffa in un articolo (e ovviamente non lo è). Forse per approccio omeopatico visto che di grande giornalismo parla La via della penna e dell’ago, monografia su Matilde Serao, scritta da un’altra giornalista (del Mattino), Donatella Trotta, che ingaggia un corpo a corpo tra passione autobiografica e rigore scientìfico. Risultato: una ricerca preziosa per lettori comuni e addetti ai lavori, arricchita da cd con documenti rari e inediti. Sarà per questo incrocio di prospettive, e per la perlustrazione di una materia comune – il giornalismo culturale, appunto – che il libro, pubblicato da Liguori, si rivela un contributo nuovo e sostanzioso sulla figura tanto nota quanto finora di rado adeguatamente esplorata di Serao, scrittrice, giornalista, poligrafa, organizzatrice culturale e protagonista assoluta della belle époque partenopea che, in quella fìn de siècle, significava ancora europea.
È, finalmente, una Serao «laterale», quella che esplora Trotta, strutturando il suo lavoro in tre parti: tredici capitoli storico-critici, un’antologia di scritti rari e immagini (che trovate tutte nell’utilissimo cd allegato) e una postfazione firmata da Patricia Bianchi e Nicola De BIasi. «Laterale», s’intende, rispetto alla Serao monumentale del «Mattino» – che, com’è noto aveva fondato nel 1892 insieme con il marito Edoardo Scarfoglio – e di certi romanzi come, uno per tutti Il paese di cuccagna. Cronologicamente siamo nello stesso decennio della Serao maior, per così dire, durante il quale «donna Matilde» crea e dirige una serie di testate periodiche misconosciute finora anche dagli studiosi: non tanto il domenicale-«Mattino-SuppIemento» (1894-1895) quanto il settimanale umoristico illustrato «Masto Rafaele» (1899-1901) prima della (più nota) rivista letteraria «La Settimana» (1902-1904).
La visione d’insieme è quella di una trama fittissima di scrittura giornalistico-Ietteraria – in cui Gibus degli aristocratici Mosconi diventa la Pirchipetola della piccolo-borghese Potecarella, in un multiforme gioco di pseudo-identità – tessuta con la penna-ago che insegue il dettaglio e fiuta il punto insolito da raccontare. È la Serao stessa a indurre alla identità penna-ago in una lettera inedita a una nipote (e che Trotta, insieme con altri documenti, propone) alla quale aveva regalato proprio una stilografica: «... rispetta e ama la penna che ha dato a tutti noi ogni maggior bene e alternala con l’ago, dolce strumento di operosità femminile». Per «Matildella», invece, penna affilata e ago saranno sempre la stessa cosa, strumento quotidiano con cui cucire vita e pagina: «L’articolo del giornale – scrive – da alla mia impazienza, alla mia ansietà una soddisfazione immediata, sono vinta da quella febbre... ».
Il libro sarà presentato, alle 18, alla Feltrinelli di Napoli (piazza dei Martiri) da Ermanno Corsi, Antonella Cilento e Nicola De Bliasi. Francesca Rondinella leggerà alcune pagine e Gianni Lamagna interpreterà alcune canzoni dell’epoca.
Il Mattino, 20 maggio 2008
Matilde Serao nella fabbrica delle notizie,di Antonella Cilento
Quando fare la réclame ai propri libri, come faceva spudoratamente Grazia Deledda, o lanciarsi in uno scoop giornalistico raffazzonato pur di arrivare primi sui concorrenti era ancora un malcostume, «Il Mattino» esisteva già: anzi, era sulle pagine del suo supplemento letterario che la sua co-fondatrice e vera anima, Matilde Serao, lanciava i suoi strali, giostrando con «Api, Vespe e Mosconi», la rubrica di costume modellata sulla parigina «Le Vespe», e con gli articoli letterari allegati alle pagine ordinarie del quotidiano. Di questo clima Belle Epoque, dove polemiche e argomenti risultano spesso non poi tanto lontani dagli odierni, nonostante il secolo che li separa, ridisegna con brillantezza i tratti Donatella Trotta nel suo La via della penna e dell'ago. Matilde Serao tra giornalismo e letteratura, edito da Liguori che domani alle 18 sarà presentato alla Feltrinelli di piazza dei Martiri. Un saggio vivace, con un ricco apparato di note che spesso racchiudono informazioni brillanti: l’occasione è la meticolosa ricerca condotta dall’autrice sul dimenticato e quasi mai studiato supplemento letterario de «Il Mattino», il «Mattino-Supplemento» e sul «Masto Rafaele», settimanale illustrato, satirico e ”pupazzettato” che deriva il suo nome da una celebre farsa di Antonio Petito, «So’ Masto Rafaele e non te ne ncarricà». La via della penna e dell’ago indaga un periodo attraverso i dibattiti e gli episodi biografici di Donna Matilde: sorprendente per il lettore d’oggi scoprire le radici della polemica - ancora attuale, visto che il il romanzo-reportage ha ulteriormente confuso i margini fra mestieri tanto diversi - fra giornalismo e letteratura. O la questione della difficile esistenza del romanzo italiano e della sua lingua. Una Serao in anticipo sui tempi, dunque, animata da un’irresistibile energia creativa messa a disposizione dei giornali che scriveva, inventava, gestiva, dei romanzi e delle narrazioni (abbondantissime) che ci ha lasciato, e anche di una famiglia numerosa con un marito assenteista: nel capitolo intitolato «La paladina dello spirito. Femminile», Donatella Trotta prova a fare il punto sulla Serao emancipata e femminista, all’avanguardia e, al tempo stesso, conservatrice: contraddizioni, ma sempre creative e geniali, come quando recensiva altre donne, ora stroncandole, ora sostenendole. Con la Deledda, che favorì di parole d’encomio, le andò male, poiché - è noto - fu proprio la scrittrice sarda e soffiarle il premio Nobel. Ed ancora Roberto Bracco (bellissimo il ricordo dell’ultima visita del drammaturgo a Donna Matilde malata, che prende la visita prolungata per malaugurio), Federigo Verdinois, Francesco Mastriani, Zola e D’Annunzio. Un ritratto letterario e sociale insieme che restituisce, dunque, profondità a un’epoca e verità a un’autrice spesso maltrattata dalle storie della letteratura e che è stata invece una colonna della scrittura italiana a cavallo fra i due secoli, non a caso evocata come antecedente della prosa giornalistica di Anna Maria Ortese e ricordata in un bellissimo saggio da Anna Banti. Donne che scrivono di donne, quindi? Un destino forse ineludibile, ma il volume di Donatella Trotta va oltre: cosa sia un giornale e come l’idea di quotidiano si sia evoluta fino ad oggi in Italia sono questioni che passano imprescindibilmente per Matilde Serao e per i molti collaboratori che l’affiancarono. La via della penna e dell’ago include, a questo proposito, un apparato iconografico ricchissimo e alcuni testi, gustosi, della Serao tratti dal «Mattino-Supplemento» conservato in esclusiva nell’Emeroteca Tucci, insieme a un cd-rom che riproduce l’unica collezione completa del «Masto Rafaele» oggi conservata nella sezione Lucchesi-Palli della Biblioteca Nazionale di Napoli.
Il Denaro, 10 maggio 2008.
Donna Matilde, “un autentico miracolo artistico ed esistenziale”.
Il saggio di Donatella Trotta “particolarmente interessante” per la “nuova, più approfondita ed originale analisi” del poliedrico personaggio. Sono le parole di Antonio Ghirelli, curatore della prefazione del bel testo di Donatella Trotta, giornalista delle pagine culturali de il Mattino; L’autrice del libro analizza un decennio circoscritto al 1892-1902, periodo particolarmente intenso per le scelte di vita pubblica e privata della giornalista-scrittrice, a partire dalla nascita de il Mattino, fondato con il marito Eduardo Scarfoglio fino ai primi del Novecento. Con “La via della penna e dell’ago”, la Trotta riapre, “il caso” Matilde Serao ad ottantanni dalla sua morte e attraverso una ricerca complessa ed articolata, un’ampia campionatura di testi e immagini di cui si era persa memoria (vedi il Mattino Supplemento e il Masto Rafaele), ne svela un volto nuovo. Con “taglio” divulgativo emerge un ritratto a tutto tondo della giornalista-letterata dal volto umano. Tradizionale e spregiudicata nello stesso tempo, forte stimolo per i colleghi di allora e grande esempio per le generazioni di oggi e di quelle future. Il lavoro di Donatella Trotta, oltre ad arricchire la biografia di donna Matilde, restituisce uno spaccato alla storia letteraria e del giornalismo italiano e meridionale otto-novecentesco. Matilde Serao, “una figura di sconcertante modernità che andrebbe rivalutata e finalmente inclusa nel canone alto della letteratura italiana”. In appendice alla postfazione di Pa-tricia Bianchi e Nicola De Blasi segue una sezione antologica che raccoglie una piccola campionatura di scritti seraiani tratti dal “Mattino-Supplemento”, vignette e lettere inedite, accanto a una bibliografìa aggiornata utile per la percezione della varia “fortuna” editoriale e critica di Matilde Serao. A corredo del testo un cd-rom contenente la raccolta completa del settimanale umoristico illustrato “Masto Rafaele”. L’incontro di mercoledì 14 maggio alle 18 nel salotto culturale del Denaro sarà l’occasione per approfondire l’affascinante personaggio con Donatella Trotta, autrice ospite di Librinredazione, insieme ad Ermanno Corsi e Augusto de Lu-zemerger. L’appuntamento, condotto da Federica Cigala, andrà in onda su canale 878 piattaforma sky di denarotv.
Il Denaro, 29 marzo 2008
Matilde Serao, giornalista e letterata,di Pierluigi Romanello
I1 volume "La via della penna e dell'Ago" è una biografia che, vista la particolare materia prima, assume l'abito del romanzo.
Un racconto schietto, un colloquio da donna a donna, o meglio da giornalista a giornalista che avvince dalle prime battute ed affascina sino alla fine.
Il libro, con la prefazione di Antonio Ghirelli, svela al lettore non solo la Serao canonica, per così dire, ma anche una donna inquieta, una appassionata femmina che riuscì a convogliare in una sola vita più passioni non tralasciandone alcuna.
Moglie, madre e manager ante litteram la Serao viene fuori da questo saggio con tutto il suo impeto, con tutta la sua creatività e con la scaltrezza propria di chi persegue un sentimento.
Il volume racchiude la vicenda della nascita del Mattino (di cui la Serao fu fondatrice nel 1892, insieme al marito Edoardo Scarfoglio), ma anche le vicende relative alla direzione e alla fondazione di alcune testate storiche, come il "Masto Rafele" e il supplemento domenicale, fino ad arrivare all'esperienza che caratterizzò maggiormente la sua vita professionale: la rivista letteraria "La settimana". :
Leggendo il volume appare chiaro come la figura della Serao sia stata fondamentale per il rinnovamento del modello di giornali il direttore non solo organizzava il lavoro e selezionava le notizie ma diventava imprenditore, cercando fondi e trovando sponsorizzazioni: come risulta dalla narrazione dell’episodio in cui la Serao rispondendo alla domanda sul perché ogni estate andasse a Fiuggi disse che quella settimana di permanenza le consentiva di risparmiar tempo durante l'anno, poiché in Fiuggi trascorrevano le vacanze i più noti e facoltosi imprenditori italiani e quindi i possibili finanziatori delle iniziative imprenditoriali.
Matilde Serao, donna del suo tempo e pioniera di tempi futuri, si svela oltre che come giornalista anche come poligrafa, epistolografa ed ovviamente scrittrice; gli interventi dell'autrice sugli scritti della protagonista consentono di trovare spunti di riflessione e guizzi di lettura che costruiscono ancora più saldamente il fascino. Nel libro trovano spazio immagini rare e testi oramai introvabili, il supporto digitale, poi, fa risorgere dalla Napoli fin de siècle l'intera collezione di "Masto Rafaele ".
Le attente critiche rivolgono la loro attenzione, inoltre, non solo alla fenomenologia della Serao, ma a tutto il mondo in cui essa ha vissuto: il cavallo tra i due secoli in una città in speranzosa attesa, il mondo della cultura che si affacciava a prospettive sempre più transnazionali, la figura della donna emancipata che, oltre l'indipendenza economica, andava a scoprire la libertà sentimentale e la individualità culturale.
Insomma, dal saggio che la Trotta dedica alla Serao emerge un vero e proprio spaccato di un'era, annusata con i sensi di chi ha contribuito a renderla unica e raccontata da chi pensa, a ragion veduta, che gli esempi significativi del passato possano ancora contribuire al necessario cambiamento. In appendice è da segnalare un congruo numero di scritti rari che danno ennesimo saggio della unicità della figura di questa giornalista e scritte e che avvalorano le convinzioni formate durante la lettura di tutto il libro di Donatella Trotta.
Il Messaggero 28 maggio 2008 di Renato Minore
Grande madre del giornalismo italiano, o grande giornalista del romanzo italiano, scrittrice prolifera e versatile, poligrafa in tutti i sensi e senza alcuna inibizione, in prima linea tra gli scrittori che, negli ultimi decenni dell’Ottocento, portando la letteratura nel giornalismo, furono impegnati nel ritrarre la vita di Napoli spesso con un metodo a mezza strada tra l’indagine sociologica e le “verità” della letteratura. Matilde Serao fu osservatrice attenta dei costumi della piccola borghesia e della plebe partenopea. Il suo campo di osservazione s’incentra ora su una folla di impiegati, ora di venditori ambulanti, di scugnizzi e di donne alle prese con la sopravvivenza quotidiana nei luridi e oscuri vicoli della vecchia Napoli. Nei libri della sua miglior stagione, con i bozzetti di Dal vero, Le Leggende napoletane, Il ventre di Napoli e Il Paese di cuoca gna, sulla scia di Zola, la Serao fa una spietata analisi dei mali di Napoli, aggravati dalla tragedia del colera. Sono poste sul tappeto questioni ancora oggi non superate, sono confutati i comodi giudizi sulle scarse attitudini del popolo napoletano e individuata l’arroganza di una classe dirigente incapace di risolvere i mali, con una denunzia precisa di responsabilità ed errori.
La Serao combatteva una vera e propria battaglia civile contro il malcostume amministrativo e politico rivelando la sue indiscutibili doti di polemista e giornalista. E fu davvero straordinaria giornalista, come è documentato nell’ottimo saggio a lei dedicato da Donatella Trotta (La via della penna e dell’ago, Liguori, 272 pagine 28,50) che la definisce una sorta di «storiografa dell’istante che ha generato nel bene e nel male generazioni di giornalisti italiani segnati dal vivere al confine tra giornalismo e letteratura». Grazie alla sua opera giornalistica (55 milioni di parole in mezzo secolo di attività), disinvoltamente capace di alternare e accostare i generi, dall’articolo fino alla rubrica. “Api, mosconi e vespe” fu una delle rubriche che ebbero più successo proprio per questo tangibile intreccio di cronaca e letteratura. Riapparve più volte, dal “Corriere di Roma”, al “Corriere di Napoli”, al “Il Mattino”, dove, dal 1896, prese il nome di “Mosconi” e, infine, sul giornale della sola Serao, “Il Giorno”. La ricostruzione della Trotta ha il suo contributo originale nel definire la Serao come ideatrice e direttore di due giornali di cui si era persa memoria e traccia, il “Mattino-Supplemento”, dal 1894 al 1895 e il settimanale umoristico “Mastro Rafaele”, dal 1899 al 1901 (di cui viene fornito un CD con l’intera raccolta). Una scrittura che (grazie alla attenta verifica cui la sottopone la Trotta) sembra soprapporre tutto il suo innegabile talento nel mestiere stesso del giornalista («l’articolo di giornale dà alla mia impazienza, alla mia ansia una soddisfazione immediata»), a forme di contaminazione tra tecniche diverse che spingono la Serao alla cronaca mondana, alle recensioni, agli editoriali, agli articoli di attualità e divulgazione o intrattenimento, al romanzo.
City 2 Aprile 2008, di Antonio E. Piedimonte
La città dei mille giornali: Serao e la Belle Epoque
La Napoli (poco conosciuta) della Belle Epoque: quando tra il 1860 e il 1899, si stampavano in città ben 1150 testate giornalistiche, che fungevano anche da centri di aggregazione culturale. Ad aprire una preziosa finestra su quel mondo è il nuovo libro di Donatella Trotta La via della penna e dell’ago appena uscito per le edizioni Liguori. Ad arricchire ulteriormente il volume della giornalista de Il Mattino c'è la bella prefazione di Antonio Ghirelli (indiscusso maestro di giornalismo) e la postfazione di patricia Bianchi e Nicola De Blasi, che ricostruiscono un decennio di straordinaria intensità nella vita privata e professionale di Matilde Serao (1858-1927) sullo sfondo della Napoli fin de siècle: dalla nascita del Mattino” (da lei fondato con il marito Edoardo Scarfoglio nel 1892) ai primi anni del Novecento. In questo periodo scrittrice e giornalista napoletana di origini greche ideò, creò e diresse alcune testate sinora ignorate dagli studiosi, come il settimanale domenicale “Mattino-Supplemento” (1894-1895), custodito dall’Emeroteca “Tucci” in una rarissima collezione, e il giornale umoristico-satirico “Masto Rafaele” (1899-1901), che si caratterizzò per un significativo mistlinguismo e le vivaci vignette. A 150 anni dalla nascita, un doveroso ricordo per quella che fu una pioniera del giornalismo moderno e anche l’occasione per ricordare una Napoli ancora colta e vivibile.