Il Mattino, 28 maggio 2007
Toledo, cinque secoli in una strada, di Nadia Fiore
Molto più di una via. Molto più di un luogo. E soprattutto molto più di una arteria urbana. La strada di Toledo, aperta intorno al 1534 come asse della città degli spagnoli, da giustapporre a quella originaria greco-romana, incarna il carattere della città. Un modello interpretativo della specifica realtà napoletana. Perchè la nostra storia politica e civile si declina anche attraverso un´altra storia: quella architettonico-urbanistica. Nessun elemento si scinde dall´altro. Né può essere scisso. Tutti concorrono a delineare il progetto complessivo, simbolo della memoria viva della città. E osservatorio privilegiato per capire l´evolversi della Napoli di ieri in quella di oggi. È questo l´elemento saliente. A fare il punto sul lungo tratto che attualmente si snoda tra piazza Plebiscito e piazza Dante è Daria Margherita, ricercatrice in storia e critica dell´architettura. Che in La strada di Toledo nella storia di Napoli (Liguori, pagg. 189, euro 15,50) si muove agilmente attraverso cinque secoli di storia. «Per rendere evidente ciò che non è più visibile», avverte la stessa autrice. Non è poco. Dal momento che l´attenzione si pone sia alle ragioni delle trasformazioni urbanistico-architettoniche, che - con un valore aggiunto - a quelle politico-sociali. Proprio sulla base dei mutamenti secolari che la strada, tracciata durante il governo del vicerè Don Pedro da Toledo, racchiude. E riflette nei suoi palazzi o nelle sue chiese originarie, segnando in modo univoco ogni tipo di evento della storia cittadina. Senza esclusione di sorta. L´excursus proposto mira a coinvolgere non solo gli esperti del settore ma diversi profili di lettori, articolandosi attraverso le stesse origini dell´asse vicereale: quando misurava circa un chilometro di lunghezza e quindici metri di larghezza. E il suo baricentro coincideva con il largo della Carità: dove si trovava il palazzo della Nunziatura (sorto verso la fine del ´500 con Palazzo della Porta e d´Avalos), simbolo del potere religioso. Di lì sorsero, a monte, i quartieri spagnoli, destinati ad abitazioni militari. Il percorso, via, via, si apre sull´architettura sacra: conventi e chiese - come Santa Maria alla Carità, lo Spirito Santo, sede del Parlamento durante i moti del 1820, della Concezione, e San Giacomo degli Spagnoli - con i loro conservatori e monasteri. Navigando in acque secolari e riducendo la complessità del lavoro, si passa dall´edilizia minore, alle modificazioni architettoniche del Seicento, alle case ”palazziate” - in cui abitavano famiglie aristocratiche e popolo minuto - e ai restauri barocchi di Carlo Fanzago. Ma anche al momento clou della storia napoletana del XVII secolo: la rivolta di Masaniello con le sue conseguenze sulle architetture di via Toledo. Fino alla peste del 1617. Quando, nei pressi di largo Carità e del Mercatello, si ricorse alle fosse comuni per seppellire i numerosissimi cadaveri. In più, la ricercatrice riserva anche un occhio alla cronaca, attraverso i profili biografici di numerosi personaggi illustri che vissero nell´area di Toledo: dal fisico Giambattista Della Porta, all´imprenditore Domenico Barbaja, fino a Eleonora Pimentel de Fonseca, redattrice del «Monitore napoletano». Ed è così che Daria Margherita, con uno studio frutto di due anni di lavoro, distilla una storia comune. Cogliendone l´essenza. Con un´opera che analizza il sovrapporsi degli stili: dai primi interventi rinascimentali, alla diffusione del Rococò e al Neoclassicismo, fino alla Napoli del XX secolo, con gli sventramenti fascisti, le ricostruzioni dopo il secondo dopoguerra, il periodo laurino e gli anni ´90.Il resto, attraverso le numerose piante e planimetrie d´epoca, rimanda alla vivacità intellettuale di chi vuole saperne di più. Per leggere il passato della città, fucina del presente e speranza del futuro.

Corriere Del Mezzogiorno 03/05/07
Storia di via Toledo attraverso i palazzi (e i loro abitanti), di Emilia Saggiomo
Via Toledo, l´asse vicereale, fu tracciato nella linea meridiana della città in modo tale da essere interamente illuminato a Mezzogiorno, fungendo così anche da orologio solare. Verosimile, ma troppo poetico forse. A spiegarlo è Daria Margherita, dottore di ricerca in storia e critica dell'architettura alla Federico II, ne La strada di Toledo nella storia di Napoli, edito da Liguori, che sarà presentato oggi alle 18 al Circolo Posillipo di Napoli, con l´intervento degli storici dell´architettura Renato De Fusco, Alessandro Castagnaro, Alessandra De Martini e dello storico Luigi Mascilli Migliorini.
Cinquecento anni di architettura e storia civile hanno attraversato via Toledo: come è noto, don Pedro de Toledo, il decimo viceré di Napoli, entrato in città nel 1532, diede il nome alla strada, che misurava «circa un chilometro di lunghezza e quindici metri di larghezza», e le cui origini sono legate a «una sorta di speculazione edilizia ante litteram». L´«asse vicereale» vide passare il corteo funebre di Masaniello, così come aveva visto passare la folla guidata proprio dal pescivendolo napoletano, dal mercato al palazzo reale, al grido «viva il re mora il malgoverno», nel 1647; attraversata, quella stessa strada di Toledo, dalla peste del 1656, fu poi scenario di rivoluzioni connesse alla Repubblica del 1799 e della repressione sanfedista, e tra i suoi residenti c´erano il fisico Giambattista della Porta, Eleonora Pimentel Fonseca, che visse a Santa Teresella e poi al Grottone, e Luisa Sanfelice, all´ammezzato di palazzo Mastellone, e tanti personaggi peraltro piuttosto controversi.
«La novità del libro», spiega l´autrice, «consiste nello sviluppo di questo studio su un doppio registro: architettonico e storico-politico. Considerando naturalmente le ragioni autonome dell'architettura e dell´urbanistica, la storia è concepita come sfondo che ha influenzato direttamente o indirettamente l´architettura. La peste del 1656, per esempio, ridusse la popolazione a un quarto di quella che era, e furono create due fosse comuni: la prima a largo Carità e l´altra a largo del Mercatello, l´attuale piazza Dante. Il morbo fu sconfitto da una pioggia torrenziale, ma il condotto idrico che si trovava sotto via Toledo, occluso dai cadaveri degli appestati, straripò provocando ingenti danni agli edifici del tratto centrale della strada». Anche di storie e leggende diffuse intorno alla strada di Toledo ci racconta Daria Margherita: Giacomo Casanova fu ospite del duca Diomede Carata a palazzo Maddaloni; e lo scaltro imprenditore Domenico Barbaja, impresario del Teatro San Carlo, pare abbia tenuto prigioniero Gioacchino Rossini finché questi non gli consegnò l´ouverture dell´Otello; e dell´impossibilità di riconoscere quella via Toledo oggi: «La strada non è riconoscibile, soprattutto dopo il piano di Risanamento del 1884 e lo sventramento effettuato negli anni del fascismo: Sartre aveva notato come Napoli potesse somigliare a una Milano sul mare».