IL SOLE 24 ORE, 22/02/2004, di Paolo Rossi
La verità cercata di nascosto
Il decreto anticopernicano del 1616 e la condanna di Galilei nel 1633 ebbero effetti decisivi sulla crescita della reticenza, della dissimulazione, della segretezza, della menzogna. Pochi mesi dopo che il settantenne Galilei, in ginocchio davanti ai Cardinali, aveva dichiarato di maledire e detestare le tesi che aveva sostenuto e si era impegnato a denunciare al Santo Offizio coloro che le avessero affermate, Descartes scriveva a Mersenne di rinunciare a pubblicare il suo trattato sul mondo. Assumeva come sua divisa Bene vixir qui bene latuit (bene visse chi bene si nascose) e confessava di avere la tentazione di «bruciare tutte le sue carte».
Dopo quella condanna si aprì un fossato tra scienza e filosofia. Soprattutto in Italia la filosofia naturale si configurò prevalentemente come ricerca sperimentale e descrittiva e i grandi problemi vennero lasciati sullo sfondo. Galilei aveva fatto uso di un dialogo scintillante di ironia. Gli allievi si volsero a generi letterati meno compromessi, come la lettera o il "discorso". II libro di Zinato analizza finemente otto prose in volgare (alcune inedite) scritte da autori che appartengono al circolo del galileiano Giovanni Alfonso Borrelli e che hanno oggetti diversi: le febbri maligne, la luce e la putredine, il cuore e l'anatomia, l'astrologia, la cosmologia, gli inganni dei sogni, una finta polemica contro il sistema di Copernico. Si tratta, come scrive l'autore, di veri e propri campi di tensione fra opposte concezioni del mondo, di testi campione, commentando i quali si riesce a gettare qualche fascio di luce su un insieme difficilmente afferrabile.
«Ci sono tre gradi — aveva scritto Francis Bacon – di questo nascondersi e celarsi. Primo, la discrezione, riservatezza e segretezza: quando uno si sottrae a farsi vedere o farsi afferrare quale è. Secondo, la dissimulazione nella negativa: quando uno lascia cadere segni e prove che uno non è quello che è. Terzo: la dissimulazione nell´affermativa (o simulazione): quando un uomo intenzionalmente ed espressamente finge o sostiene di essere quello che non è». Su questo complesso di temi ha magistralmente indagato, in una serie di libri e di saggi fondamentali, Francesco Orlando. Nella sua prefazione mette giustamente in luce l'importanza di questo libro. Non solo per il fatto che è uno specifico contributo su temi determinati, ma perché la crescita (che non coincide necessariamente con un progresso) dello specialismo rende sempre più rari libri come questo, che hanno carattere sintetico e trasversale, che si muovono nelle zone di confine fra “storie” diverse. Mentre si discute tanto di canone – scrive –, Zinato ha lavorato del tutto fuori del canone. Aggiungo: farebbero bene a leggere questo libro anche coloro che si occupano di storia della filosofia entro la quale i nostri antenati, e purtroppo alcuni contemporanei, non ebbero a che fare solo con la logica e le argomentazioni, ma anche con chiese e con ortodossie (...).