Belfagor, Anno LVII, n. 4, 31 luglio 2002, di Remo Ceserani
È il primo volume della collana di letterature comparate «L'armonia del mondo», diretta da Stefano Manferlotti. Studio brillante e molto bene informato della città, considerata quasi come un «personaggio letterario», e della trasformazione nel tempo della sua rappresentazione, prima e dopo il salto epocale degli anni cinquanta. Prima di quel salto la città della modernità, dalla Parigi di Flaubert e Zola alla Dublino di Joyce alle città tutte movimento delle avanguardie futuriste milanesi, parigine, berlinesi. Dopo quel salto, la Godono si sofferma su esempi di città rappresentate nella letteratura postmoderna americana (la Los Angeles di Philip Dick, la New York di Paul Auster, la San Francisco di John Shirley e tante altre ancora), sulle città della letteratura sudamericana (la Bahia di Amado, la città di Macondo e le altre rappresentate da Garcia Màrquez, la Buenos Aires di Osvaldo Soriano che si sovrappone e mescola con la Los Angeles del romanzo e del cinema statunitense), su esempi di città europee percorse, vissute, rappresentate dai più diversi scrittori: la Lisbona di Pessoa, la Parigi di Queneau, la Londra di Lessing, Welsh, Amis, Ishiguro, Kureishi, Rusdhie, e via via sino alla Venezia di Scarpa, alla Napoli di Lanzetta, alla Roma di Lugli. Con tipica mossa postmoderna e postcoloniale il panorama si amplia infine e si apre all´oriente a paesi come il Giappone che si è lanciato nel postmoderno senza aver mai conosciuto il moderno. Ed ecco accanto alla Nagasaki di Kazuo Ishiguro comparire le «città nelle cui metropolitane siedono donne silenziose in kimono e giovani neopunk, un tempo isolati dai walk-men, oggi dagli mp3»: la Tokyo di Banana Yoshimoto e Haruki Muratami, l´Osaka virtuale a cui si sovrappone Los Angeles di Akira Mishima «abitata da robot ed uomini drogati dalla TV» i cui sogni sono «ricodificati in onde magnetiche».
L´indice dei libri del mese, Anno XIX, n. 11, Novembre 2002, di Stefania Consonni
Paradigmi urbani
La città nella letteratura postmoderna di Elvira Godono, edito da Liguori nella collana "L'armonia del mondo" diretta da Stefano Manferlotti, si propone di esaminare il ruolo che la città – non semplice elemento di ambientazione, ma pieno personaggio letterario - riveste nella narrativa moderna e postmoderna. Il paradigma di letterarietà urbana, definito nelle origini e negli assunti teoretici nell´introduzione, si articola in cinque segmenti analitici, cui corrispondono ideali tappe di una storia della città quale protagonista del testo letterario, dalla Dublino di James Joyce alle metropoli postmoderne, attraverso una ricca casistica che contempla modernità, postmoderno, Occidente e Oriente, cultura letteraria, figurativa, tecnologica, cibernetica ecc.
Dalla mitica America on the road attraversata negli anni cinquanta da Jack Kerouac, alla New York inquietante e labirintica di Paul Auster, al futuro androide della Los Angeles di Philip K. Dick, si tratteggia un percorso di contiguità tematica e strutturale che trova corrispondenza nella sequenza britannica delle distopie di George Orwell e Anthony Burgess, dei miscugli etnici e underground di Salman Rushdie e Hanif Kureishi, degli incubi tossici e camaleontici di Irvine Welsh e Martin Amis. L'Oriente è rappresentato dalla narrativa di Banana Yoshimoto, in cui traspare l´abbandono di temi e forme tradizionali, e dal cyber di Akira Mishima, mentre ampia attenzione è dedicata al mondo urbano del Sud, con il brasile meticcio di Jorge Amado e la Colombia meravigliosa di Gabriel Garcìa Màrquez.
Anche il panorama urbano italiano trova spazio in questa storia della città letteraria, e lo fa soprattutto con la Napoli infernale di Peppe Lanzetta, la Roma surreale di Stefano Benni e quella maledetta di Massimo Lugli. E se dalle Città invisibili di Italo Calvino si tracciasse un ipotetico filo che conduca al terzo millennio, quali città apparirebbero al lettore? Bruce Sterling, William Gibson, Greg Egan presentano città virtuali, labili universi di controllo e sorveglianza digitale, figure di hacker o lamer che si infiltrano nella rete di comunicazione e vigilanza, spostando e ritracciando continuamente confini urbani immaginari il cui nomadismo è motore di fascino e inquietudine.
Quest´ultimo aspetto in particolare, di notevole interesse critico, rende il lucido studio di Godono un contributo al filone di studi sui paradigmi urbani fra moderno e postmoderno che in Italia si è venuto sviluppando negli ultimi anni, con ad esempio il lavoro di Maria Del Sapio(Alice nella città. Note su arte e stili metropolitani, Tracce, 1988), quello di Massimo Caccialanza, Massimiliano Di Massa e Maria Teresa Torti (L'officina dei sogni. Arte e vita nell´underground. Costa & Nolan, 1994) e, in ambito più specificamente letterario, il volume di Daniela Daniele dedicato a Città senza mappa. Paesaggi urbani e racconto postmoderno in America (Edizioni dell'Orso, 1994).
Il Corriere del Mezzogiorno, 09/05/2002, di Mirella Armiero
Gli incubi della città postmoderna
Ha la struttura di un saggio dotto, ricco di citazioni e riferimenti non scontati, il bel volume di Elvira Godono appena pubblicato da Liguori nella collana «L'armonia del mondo» diretta da Stefano Manferlotti. Come appare chiaro fin dal titolo esplicativo, che non si lascia sedurre dalla moda della frase a effetto, il volume analizza la città come soggetto letterario, privilegiando la produzione degli scrittori postmoderni, ma senza tralasciare le radici del fenomeno. A partire dai romanzi di Zola e Flaubert, o dai versi di Baudelaire che cantarono la fascinazione ma anche il senso di decadenza di Parigi. Dopo l´excursus ottocentesco, le illusioni del Futurismo e lo sberleffo del Dada, l´autrice passa a esaminare con maggiore attenzione la letteratura che racconta i rapporti tra uomo e metropoli dal dopoguerra in poi, periodo che definisce del «mutamento epocale». In quest'era, tra l´altro, il modello più avanzato di città ipertecnologica è quello espresso dalla civiltà orientale, in cui l'accelerata informatizzazione si fa creatrice di mondi paralleli e di nuove ma più angoscianti relazioni sociali, preannunciati anche dall´americano Philip Dick. Ma la città postmoderna è anche il luogo dei nuovi linguaggi, la babele linguistica figlia delle metropoli violente e distopiche di Orwell e Burgess, fino al «meltingpot» multietnico descritto da Rushdie e Kureishi, con l'omologazione la ghettizzazione che crescono in misura parallela e irreversibile. Interessante, poi, la città vista attraverso lo sguardo degli autori mediorientali e sudamericani che ricreano sulle pagine lo sviluppo incontrollato e caotico sia con iperrealistici spaccati delle spaventose disuguaglianze sociali che con l'edificazione di città fantastiche ma tutt'altro che rassicuranti.