Le modalità discorsive e la lezione di Galileo sopravvivono nelle prose del più combattivo e consapevole dei gruppi galileiani, raccolto nella seconda metà del Seicento intorno a Giovanni Alfonso Borelli. Il titolo del libro allude ai regimi figurali della simulazione/dissimulazione in cui, in presenza di un´istanza repressiva, il vero è variamente sostanziato di falso e presuppone, dunque, una letterarietà dei testi scientifici. All´ideologia dell´avversario, tendente a ridurre i progetti degli uomini a ingannevole apparenza, i galileiani più «risoluti» oppongono una cosmologia larvatamente copernicana, una concezione meccanicistica e corpuscolare dei corpi e della materia e un´etica dialogica, preilluministica e laica, che mette in discussione i più consolidati topoi dell´immaginario barocco: alla caducità viene contrapposta la progettualità, all´indistinzione fra sogno e veglia la conoscibilità dei fan-tasmi della mente.