Una piccola comunità sceglie le icone per i suoi gioielli durante il declino della cultura pastorale (1830-1930).
Le icone rappresentano i corpi dei santi protettori, le bestie amiche e nemiche – il gatto, l´orso, la salamandra. Le parti del corpo che servono al contatto: le mani che si stringono o che fanno le corna, gli occhi che tengono lontano il malanno.
Gli orafi incidono queste icone sull´oro e altre materie preziose. La comunità le dispone con una strategia millenaria sulla superficie più osservata – il corpo femminile – o nelle pieghe dell´abito maschile. Le icone e i gioielli sono strumenti per mostrare ricchezza, bellezza, potere. Attirano lo sguardo sugli occhi, il collo, il seno, le mani, i fianchi. Funzionano come amuleti: tengono lontani gli eventi che alterano il corso della vita quotidiana: malattie, incidenti, povertà.
Questo libro ricostruisce un insieme di icone usate per i gioielli dagli orafi di un piccolo paese storico dell´Italia del Sud (Scanno, Regione Abruzzo, Italia).
È una ricerca sulla costruzione dell´immaginario della cultura pastorale dell´Italia del Sud.
Attraverso le loro dinamiche oscure e collettive le culture hanno usato anche questi utensili per le strategie della vita sociale, per marcare identità e differenze, per mostrarsi e difendersi.