Definita da Karl Kraus «il fenomeno lirico più intenso e impervio della Germania moderna», Else Lasker-Schüler (1869-1945) è stata fra i personaggi più celebri e discussi della bohème berlinese del primo Novecento. Questo volume propone una rilettura della sua opera a partire dalla trama di miti e figure che vi si intrecciano a cavallo fra neoromanticismo, esotismo e retaggi della tradizione ebraica.
Voce in disparte nel quadro delle avventure sperimentali del Moderno, Lasker-Schüler oppone al trauma della morte di Dio le risorse messianiche dell´utopia, rivisitando con estro fantastico il culto dell´antichità biblica e con esso la favola di un Oriente eletto a miraggio delle proprie radici perdute. Da Bagdad a Tebe a Gerusalemme, le diverse sezioni del libro ridisegnano una mappa dei luoghi della sua scrittura, che è insieme la topografia di un immaginario poetico e un itinerario attraverso la memoria culturale del mondo giudaico, dalla gnosi alla cabbala alle storie narrate nell´Antico Testamento.
Fanno da cornice a questo discorso la crisi dell´assimilazione e il dibattito sulla ‘rinascenza´ della diaspora, rilanciato dall´avanguardia sionista e prontamente recepito da un vasto fronte di artisti e intellettuali grazie al carisma del giovane Martin Buber. Ricucendo il filo che lega il percorso creativo di Lasker-Schüler alle vicende dell´ebraismo mitteleuropeo, lo studio delinea nel contempo un ritratto della conditio judaica e della sua coscienza divisa alla vigilia dell´avvento del nazismo.