Dalla Dublino di Joyce, fino all´inquietante metropoli postmoderna, la città si propone come vero personaggio letterario. Le strade di Kerouac conducono alla Los Angeles androide di Dick e alla New York labirintica di Auster. L´immenso panottico descritto da Orwell riflette la sua ombra nella Londra violenta di Burgess, multietnica in Rushdie e Kureishi, tossicomane (come la Berlino di Christiane F.) in Welsh, apocalittica in Amis. Dall´underground londinese si va ai treni in cui si addormenta l´Oriente di Banana Yoshimoto, cyber in Akira Mishima. La città meticcia di Amado e García Márquez ha invece il profumo delle piantagioni di cacao e la solitudine degli occhi dei meniños de rua. Ancora underdogs nell´infernale Bronx napoletano di Lanzetta e nella Roma grottesca e surreale di Benni. L´Avant Pop di Sterling ed altri, infine, sovrappone alla città reale una città virtuale di hackers, in un orizzonte digitale fascinoso ma incontrollabile e infinito.