L´impressionismo, il movimento forse più celebre ed amato di tutta la storia dell´arte, trasformò, in modo piuttosto radicale, il concetto di pittura legandolo a quello di durata (temporale) e di soggettività, rinnovando inoltre, in maniera sensibile, la visione attraverso la maggior importanza data all´azione dissolvente della luce più che all´evidenza plastica del mondo reale. Come ben si evince dalle poetiche di artisti (assai noti anche al grande pubblico) quali Manet, Degas, Monet, Renoir, Pissarro, Sisley, Morisot, nonché di precursori e compagni di strada di primario rilievo (si pensi a Boudin e Jongkind), l´impressionismo – in rapporto al quale questo libro vuole presentarsi come un´ulteriore rilettura sintetica, anche alla luce dei contributi di ricerca più recenti – è emerso alla ribalta dell´arte occidentale, al contempo, come l´ultima trasformazione del realismo e il punto di partenza da una sorta di irrealismo che, liberando gli artisti dalla soggezione della forma, aprì la via all´astrazione. Tuttavia l´impressionismo, al di là dei suoi meriti estetici e storico-artistici, si presta ad essere interpretato attualmente (in maniera non alternativa ma complementare a tali dimensioni) come un movimento da cui far emergere una singolare ed implicita forma di engagement, di impegno. E ciò nel senso che i pittori impressionisti nel loro celebrare le meraviglie, le intermittenze, le pulsioni e i mutamenti sottili e vibranti della natura che ci circonda, possono essere visti come i precursori di una coscienza contemporanea (ecologica) che assegna alla difesa dell´ambiente e della realtà naturale un ruolo primario.