Scagliandosi con veemenza contro gli orrori della guerra, in questo trattato Vasilij F. Malinovskij (1765-1814) abbozza un progetto di pace fra i popoli europei; sulle tracce di filosofi come Rousseau, Bentham e soprattutto Kant, delinea una prospettiva internazionale in deciso contrasto con la ragion di stato e propone una riorganizzazione dell´Europa che abbia fondamento nelle comunità etno-linguistiche, ciascuna delle quali retta in base all´autodeterminazione. Una remota perorazione russa a favore di una casa comune europea.
Pubblicato parzialmente nel 1803, mentre infuriavano le guerre napoleoniche, il Ragionamento sulla pace e sulla guerra, opera principale dell´illuminista russo che ebbe un ruolo non secondario nell´educazione di A.S. Puškin, viene con questa edizione sottratto agli scaffali delle opere dimenticate. Non si tratta infatti solo della prima traduzione dal russo, ma anche della prima edizione integrale in assoluto: l´ultima parte di cui il Ragionamento si componeva, rinvenuta in epoca recente, viene a dare finalmente a quest´opera il posto che le compete fra i classici del pensiero pacifista. Malinovskij compie una critica serrata del potere come strumento di sterminio, e mette a nudo la miseria dei grandi uomini divenuti tali solo grazie alla sofferenza delle genti. Riprendendo alcuni temi tipici della cultura russa, Malinovsij sviluppa una tradizione che avrà il suo frutto più alto nel pacifismo di Lev Tolsoj. Oltre alla condanna della guerra e all´elogio della pace, frequenti sono gli accenni alla necessità di eliminare la servitù della gleba e le denunce della pauperizzazione industriale: tematiche che verranno portate a conseguenza dai decabristi e dai populisti. Il volume contiene altri tre scritti, anch´essi tradotti dalla curatrice Paola Ferretti, dedicati rispettivamente al problema della liberazione dei contadini, alla riorganizzazione dello stato russo e alle prospettive che si aprivano in Europa in seguito alla sconfitta di Napoleone.