I saggi proposti in questo libro intendono riformulare le ragioni che animano la scrittura del giovane Palazzeschi. Oggetto di analisi sono essenzialmente lesordio poetico (I cavalli bianchi) e le prime due prove narrative (I riflessi e Il codice Perelà) e, più in particolare, la rilevanza cruciale che in questi testi, verificati nelle loro edizioni originarie, assumono il tema e le figurazioni dello sguardo. Lottica palazzeschiana è interpretata nei termini di un nichilismo "postumo", non patetico né eroico, che attiva sulle rovine del senso il ludico smantellamento di ogni identità lirica e psicologica. La svalorizzazione congiunta della luttuosa passività dei crepuscolari e del volontaristico presenzialismo dei futuristi istituisce un soggetto di fumo, consapevolmente depotenziato, "leggero", svincolato da ogni fondaamento e referenzialità, aperto ad una continua e paradossale mobilità di posizioni prospettiche.