Il cinema della paura disegna la mappa di un limitato periodo del
cinema fantastico americano: gli anni settanta. I precedenti tentativi, o semplicemente
informativi e sistematici (la maggioranza), o analitici e critici, avevano focalizzato il
loro interesse sulla divisione del fantastico in due filoni principali: orrorifico e
fantascientifico. Uninterpretazione del tutto riduttiva del fenomeno. Questo libro
invece inquadra il fantastico cinematografico allinterno dellattuale
produzione dellimmaginario dellera elettronica, dei processi di produzione e
consumo dellindustria culturale, interrogandosi sulla fruizione individuale (livelli
di percezione) e collettiva (mitica). Ciò che se ne ricava è una non-definizione. Il
fanta-cinema diventa così metà-genere; impasto di codici filmici, tecnologie e media:
primo fra tutti il piccolo schermo.
Lanalisi del film Il fantasma del Palcoscenico di Brian De Palma, momento
centrale del testo, diventa metafora diretta della crisi del film dautore che cede
il posto al culto-consumo massiccio dei generi filmici. Allo stesso modo
linserimento "provocatorio" di pellicole quali Nosferatu di Werner
Herzog e di Apocalypse Now di Francis Ford Coppola risulta implicita verifica dello
scambio linguistico e produttivo Stati Uniti-Europa e dellimpossibilità effettiva
di ogni demarcazione nelle pratiche, alte e basse, definitorie, classificatorie e
repertoriali della critica dellindustria della memoria. Nelle rovine della
mente collettiva, labirinto dai muri erosi della fruizione e abbattuti dal tempo, nei cui
passaggi ci è dato scorgere residui immaginari, manichini, animali, macchine, cyborg e
costumi, si aggirano incessantemente i nostri fantasmi; combinandosi tra loro come gli
elementi di una magica pozione. Quanta realtà dietro il cinema fantastico e quante
immagini fantastiche dietro il sociale?