Interessato agli scavi di Pompei e di Ercolano, Winckelmann fu a Napoli quattro volte (1758, 1762, 1764, 1767), ma fin dal primo soggiorno ebbe un quadro chiaro della situazione napoletana in materia di scavi, restauri e musei. Ad eccezione di qualche personalità rispettabile per serietà di studi, il resto degli eruditi locali, napoletani di nascita o per impiego a corte galleggiava nella mediocrità. Fatti salvi Mazzocchi e Martorelli, pur se con qualche riserva, a Napoli dominava una cultura archeologica a dir poco provinciale. Winckelmann pubblicò ricordi e critiche in due Lettere sulle scoperte di Ercolano, stampate a Dresda nel 1762 e nel 1764, che qui si ripropongono nella traduzione del 1831.