La Sicilia- 27 gennaio 2014 - Il libro di Vera Greco «Figlia della grande madre», di Pinella Leocata«Figlia della grande madre», il libro pubblicato dall´architetto Vera Greco, è il racconto
di una vita articolato in diciassette capitoli
che sono altrettante storie. E´ il racconto
del suo rapporto umano e professionale con il paesaggio e sua maestà l´Etna che
lo domina.
«Se non avessi passato tanti anni della mia infanzia a guardare l´Etna e i suoi boschi
- esordisce - non avrei imparato ad ascoltare il paesaggio, ad immedesimarmi
negli elementi che non hanno voce umana e cui noi dobbiamo darla. Se non avessi
sofferto per il taglio del bosco che guardavo dal terrazzo di casa per fare posto al primo
villaggio americano, non
mi sarei chiesta perché l´autostrada
deve passare, veloce e
violenta, sulla foce di un fiume
anzicché seguire altri, più
rispettosi, percorsi». Sono
queste esperienze dell´infanzia
che Vera Greco - direttrice
del museo della Ceramica di
Caltagirone e già sovrintendente
di Catania e di Ragusa,
per cui ha redatto e fatto approvare
il Piano provinciale
paesistico - reputa alla base
delle proprie scelte professionali
e umane. Per questo ritiene essenziale che si faccia educazione al paesaggio già
nei primi anni di scuola, per questo è convinta che i bambini vadano educati a guardare
la natura, a scoprire «l´architettura poetica di un fiore, perfetta sintesi vetruviana
di forma, bellezza ed efficienza».
Il paesaggio, dice, è l´ambiente in cui viviamo e di cui siamo parte, per questo dobbiamo
conoscerlo, amarlo, tutelarlo. E, nel nostro territorio, il paesaggio è anche e soprattutto
l´Etna, archetipo e metafora della vita, voragine da cui fuoriesce fuoco liquido
e che collega all´origine della vita. L´Etna dalle eruzioni sconvolgenti che, all´uomo
primitivo come a quello tecnologico, ricorda come siamo piccola cosa nell´universo.
Un testo di «grande impegno civile, una testimonianza di passione, immedesimazione
e amore per la sua terra», lo definisce Sergio Reis, direttore della collana «Per
passione» che, non a caso, ha edito questo libro per i caratteri di Liguori. «Un racconto
letterario, al contrario di quanto ci si potesse aspettare da un tecnico», secondo il
poeta Angelo Scandurra, chiamato a presentarlo a Palazzo della Cultura contestualmente
alla mostra delle splendide foto dell´Etna di Turi Cageggi. «Dell´Etna, dell´antica
fucina di Efesto, Vera Greco sembra invocare le forze, la furia, per andare avanti,
per superare gli inceppi della vita professionale di cui racconta episodi, personaggi,
scontri, lotte, delusioni per leggi che non vengono approvate neppure dopo decenni,
per piani regolatori che non si fanno per potere continuare a distruggere e costruire,
a gettare colate di cemento su cemento. Racconti fatti con ironia dolente, con
un fondo poetico di un animo ribelle».
«Un libro di difficile classificazione in cui si alternano registri diversi: ironia, patos,
furore della denuncia - secondo il prof. Rosario Castelli -. Un libro metamorfico
che può essere letto come narrazione, diario, pamphlet». Un testo che affronta due
difficoltà, quella di definire l´Etna, che per noi è montagna, eppure è un vulcano, che
indichiamo come la sommità del cratere, mentre ci stiamo sopra, l´abbiamo sotto i
piedi. L´Etna che è flagello e benedizione, «palinsesto di miti e leggende utilizzati dalla
letteratura e da cinema». E altra difficoltà - ha spiegato il prof. Castelli - è definire
il paesaggio, termine colto, che non esiste nei dialetti, «nato nel Rinascimento insieme
alla stampa e alla testualizzazione del mondo» quando il paesaggio ha cominciato
ad essere letto come un «grande archivio, come tempo solidificato» divenendo una
delle figure simboliche della cultura dell´Ottocento. E´ allora che il paesaggio è stato
definito come un´esperienza, uno stato dell´animo, come capacità di sondare il rapporto
tra noi e il mondo, ponte tra passato e futuro, tra memoria e profezia e, per questo,
«attestato del nostro destino». E se il paesaggio «è ricordo delle origini, del modo
in cui si è costituita la nostra comunità, allora ha un valore civico». Di qui l´importanza
della tutela e di ogni testo che insegni a conoscerlo e interpretarlo.