Il rischio è connaturale al vivere partenopeo, dove per rischio c'è un'antica ingenuità di trovare qualcosa di buono, sì, trovare, un po' per miracolo, un miracolo che si rinnova, come quello di S. Gennaro. Qui si nasce e si cresce aspettandosi poco e niente, a chi ti riconosce una capacità si è riconoscenti in una dipendenza che ne vanifica il valore.
Sarà per questo che in una "foia" senza età convive il disincanto, che la distrazione non consente la continuità e i progetti stancano, solo la meraviglia affranca dalla sfiducia umana; la generosità qui ha il carattere dell'emergenza e del soccorso, per tutti, napoletani e non.
È vero che il sole cambia il nostro umore e dal mare viene energia, qui nel rapporto con la natura si è soli senza nessuna guerra da combattere.
I bambini e gli ignoranti sanno sentire, ed il limite tra la vita e la morte non è legato ad un filo, la vita è la vita, la morte è la morte. Della malattia: diagnosticata, prevenuta, curata, loro conoscono solo il dolore che irrompe nella vita, non il dolore che convive con la vita.
Il popolo di Napoli che io conosco è incistato di saggia ignoranza. Così si spicca il tuffo dagli scogli più alti, il gesto inventivo, la parola secca, il canto gutturale. Chi ama non è mai pentito, e il tradimento si consuma in gesti incomprensibili, il perdono non perdona chi perdona. Si muore per un incidente previsto ed ignoto, per la scelleratezza di una corsa senza casco, per sfida.
Chi ci può aiutare ad avere amore per la realtà cosi com'è, costruendo per essa vaccini contro il rancore e la violenza? L'amore non si merita, si riceve e si dà per quelli/e che sono e siamo, solo riconoscendolo dentro di noi si dà lo spazio della sua azione. Strette, in cose, progetti, lavoro, obblighi veri ed inventati abbiamo poca sensibilità per le cose essenziali.
Credo ci sia la possibilità di allontanarsi da riferimenti che crediamo sicuri e gestibili, la realtà non è così ristretta, a guardarla bene è più grande, possono accadere cose che non ci aspettiamo, so che questo è più vero per me con una donna, più difficile e doloroso, con una donna.
A volte sono contenta, perché so meglio cosa fare, con chi e per chi farlo, ed un po' di felicità arriva anche a me. Come quando ero piccola, ricordo, camminavo per strada con mia madre, una mano nella sua, avanzavo a fatica per assecondare il suo passo più veloce, nell'altra mano stringevo una carta di caramella, conservata per giorni, quel prezioso pezzo di carta fermava nella sua trasparenza i vari colori: il rosso, il blu, il giallo e quello strano suono che si sentiva nel piacere di scartocciare.
Sì perché la felicità vive soprattutto nelle piccole cose, come sanno farci capire i bambini e le bambine.

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