Il Nuovo Salernitano 22 dicembre 2010
L'invenzione di Lumière sulla spiaggia di S. Teresa, di Ciro Manzolillo
La settima arte grande protagonista a Salerno, un legame che ha un valore storico-culturale. Sarà presentato domani, alle ore 19, al Punto Einaudi di Salerno, l'ultima fatica editoriale curata da Pasquale Iaccio e dedicata alla storia e fortuna del cinema in Campania nei primi decenni del secolo Ventesimo. "L'alba del cinema in Campania" è il titolo pubblicato da Liguori, raccoglie oltre al saggio del curatore quelli di Roberta Bignardi, Immacolata Del Gaudio, Mario Franco, Gaetano Fusco, Germana Grasso, Mariangela Palmieri e si avvale della prefazione di Pierre Sorlin. Si tratta della prima ricostruzione storiografica dell'immediato successo che, l'invenzione di Lumière, registra a Napoli all'alba del secolo Ventesimo e della sua rapida diffusione negli altri centri campani, in particolare a Salerno. Realtà fervida alla quale è dedicato il saggio di Roberta Bignardi. Si tratta, rileva pasquale Iaccio, docente di Storia del Cinema presso l'Università degli Studi di Salerno, di una prima "tappa di una ricerca collettiva sul più che secolare percorso del cinema in Campania: per la prima volta l'analisi del cinema "napoletano" viene estesa ai piccoli centri della regione, mentre l'esame dei contenuti delle pellicole mira a coglierne le implicazioni sociali e associative. Frutto di indagini in archivi e biblioteche campane, l'opera rivela aspetti inediti (costruzione di sale, nascita di un pubblico specifico) e l'immaginario di una società in trasformazione. Inoltre, per la prima volta, ci si sofferma sugli antenati del documentario (i "dal vero") che diffondono per il mondo un'icona regionale esito di un precipitato visivo antico di secoli. Napoli è stata una città che ha avuto sempre un particolare rapporto con le immagini e quindi col "cinema". Una pagina di Storia che, per Salerno, assume il senso di una vera e propria rilettura della sua società di fine Ottocento, delle spinte che la vedranno, nei primi del secolo successivo, una città con il passo più svelto degli altri centri meridionali e che, prima della grande guerra, fa già i conti con l'invenzione giunta da Oltralpe. "La novità del cinematografo della vecchia capitale del Regno delle due Sicile è subito esportata nelle città limitrofe: le prime notizie dell'arrivo del cinematografo a Salerno - rileva Roberta Bignardi nel saggio dedicato alla situazione salernitana - le troviamo riportate sul periodico "La Luce" in una nota del 30 settembre 1899. Più che di film si può parlare di esperimenti di proiezioni: bisogna aspettare, invece il 1902 per registrare l'effettivo arrivo del cinematografo in città". Una nuova realtà culturale che la sera del 23 aprile 1904 registrerà la proiezione di "Sperduti nel buio" di Roberto Bracco. "Benché la stampa cittadina non accenni, in questi anni, a proiezioni cinematografiche - continua la Bignardi - il Politeama aggiunge nel suo cartellone quelle a luce elettrica che divertono il pubblico, tanto da interessare anche quei caffè storici sulla via Marina che avevano organizzato da sempre serata di varietà" (...)
La Città 21 dicembre 2010
Una ricerca collettiva sul più che secolare percorso del cinema in Campania. Per la prima volta l'analisi del cinema "napoletano" viene estesa ai piccoli centri della regione, mentre l'esame dei contenuti delle pellicole mira a coglierne le implicazioni sociali e associative. Sarà presentato giovedì, presso il Punto Einaudi a Salerno, il libro "L'alba del cinema in Campania" a cura di Pasquale Iaccio, con prefazione di Pierre Sorlin. Alla presentazione, moderata da Roberta Bignardi, saranno presenti gli autori accompagnati dalla proiezione del documentario di Mario Franco "Le origini del cinema a Napoli", prodotto dal Forum Universale delle culture e presentato a Valparaiso, in Cile. Frutto di indagini in archivi e biblioteche campane, l'opera rivela aspetti inediti (costruzione di sale, nascita di un pubblico specifico) e l'immaginario di una società in trasformazione. Inoltre, per la prima volta, ci si sofferma sugli antenati del documentario (i "dal vero") che diffondono per il mondo un'icona regionale esito di un precipitato visivo antico di secoli. Insomma è il racconto di un fenomeno sociale, di un tessuto produttivo, di un circuito di pubblico e critica di cui i contributi raccolti nel volume vogliono restituire il quadro sfaccettato e territorialmente differenziato di una irruente e difficile modernità.
La Repubblica Napoli, 26 novembre 2010
Cent'anni fa, Hollywood all'ombra del Vesuvio, di Apollonia Striano
Più di Torino, Milano e Roma, Napoli è stata, tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento, la vera capitale del nascente cinema: per la rapida apertura di numerose case di produzione, la proliferazione delle sale, l'attenzione incessante di un pubblico già appassionato di teatro ma pronto ad accogliere i codici di un altro linguaggio. Oltre questo, nessuna altra città si rivelava cinematografica quanto Napoli, naturale sfondo scenografico, su cui adattare con plausibilità qualsiasi storia: essendo mutevoli la luce, i colori, la stessa enigmatica bellezza del paesaggio del golfo. Il bel volume collettivo "L'alba del cinema in Campania", curato da Pasquale Iaccio per l'editore Liguori (presentazione oggi alle 11.30 al Pan in via dei Mille, interventi di Elvira Chiosi e Mario Franco) è, in questo interessante ambito di studi, un affascinante testo di riferimento per circoscrivere la prima fase del cinema a Napoli e poi, più estesamente, in Campania. Definisce, inoltre, in percorsi complementari la nascita di un immaginario cinematografico doppiamente legato al territorio, di cui si elaboravano fotogrammi tanto incisivi da essere esportati, ma anche letture induttive e astratte da svelarne la verità remota. Il cinema a Napoli era sorto come atto di coraggio e lungimiranza di alcune famiglie i Troncone, i Lombardo, i Notari che avevano deciso di misurarsi con un prodotto ben diverso dal teatro, tagliato per agire su altri canali emotivi. Nel 1906 Roberto Troncone intuì che catturare l'eruzione del Vesuvio poteva siglare l'inizio di una nuova avventura professionale: quando le sue immagini acquistarono notorietà internazionale, cominciò il genere documentaristico di produzione campana, destinato a un grandissimo successo. Riceveva conferma l'icona-Napoli, un'identità visiva di sicura efficacia per la sapiente combinazione di realismo e litografia, così marcata e forte che avrebbe attraversato la modernità del ventesimo secolo senza mai essere intaccata. La stessa moltiplicazione delle sale per le proiezioni aveva contribuito a ridisegnare il tracciato di Napoli, indicandone un nuovo centro nella Galleria Umberto. Proprio qui, già il 30 marzo del 1896, presso il Salone Margherita, gli spettatori avevano incontrato il "Cinématographe Lumiére". Sempre in Galleria, poco dopo, fu aperta la Sala Recanati. Nel 1906 a Napoli i cinematografi erano ormai trenta, affollati da un pubblico misto, già abituato alla frequentazione dei cafèchantant e dei teatri di varietà; anche per questo, era necessario enfatizzare la proiezione delle immagini, che, secondo il prestigio del localee della pellicola stessa, venivano commentate da una grande orchestra o da un pianista improvvisato. Inevitabilmente il cinema prodotto e consumato a Napoli stabilì relazioni con la letteratura: Bracco, Di Giacomo, Viviani ne sperimentarono le potenzialità, manipolando il plot dei loro drammi per, un'altra finzione narrativa, in un virtuoso corto circuito intellettuale che cesserà con l'avvento della guerra. Infranti i confini del mondo, la stupefacente esperienza autoreferenziale e indipendente del cinema napoletano inizierà a vacillare davanti alle colossali produzioni americane.
Il Mattino, 07 gennaio 2011
L'alba del cinema sui set campani dal muto alla guerra , Diego Del Pozzo
Ricca creazione, forte impianto locale, pubblico appassionato: sono queste le tre caratteristiche del cinema a Napoli e in Campania già all'inizio del Novecento. La città, infatti, subito dopo il 1895 delle prime proiezioni parigine dei Lumière, ospita famose case di produzione (Lombardo, Troncone, Notari), offre splendidi set naturali e vanta un cospicuo numero di appassionati, entusiasti e fedeli, che riempiono le sale garantendo notevoli incassi ai produttori locali. Insomma, il cinema campano è cosa seria, anche dal punto di visti economico, almeno fino all'avvento del sonoro. Questo periodo pionieristico è indagato ora in un bel libro curato da Pasquale laccio per l'editore Liguori, L'alba del cinema in Campania. Dalle origini alla Grande Guerra (1895-1918) (336 pagine, 32,50 euro), prima tappa di una ricerca più ampia, destinata a proseguire fino ai giorni nostri. Come evidenzia nella prefazlOne l'autorevole storico francese, Pierre Sorlin, ordinario di Sociologia dei media audiovisivi alla Sorbonne di Parigi nonché tra gli studiosi internazionali più raffinati nell'utilizzo delle fonti audiovisive in ricerca storiografica, laccio e i suoi collaboratori propongono «una docurnentazione in gran parte sconosciuta e una nuova metodologia », grazie alle quali «si delinea un panorama completo di ciò che fu il primo cinema napoletano». Tra l'altro, per la prima volta l'indagine nella cinematografia cosiddetta «napoleta-' na» - definizione che in rea1tà va riferita all'intera regione - viene estesa anche ad altre realtà più periferiche come Avellino, Benevento, Caserta, Salerno, Cava de' Tirreni, Santa Maria Capua Vetere. E, grazie alle indagìni condotte in archivi e biblioteche, il libro offre un sguardo innovativo su aspetti fondamentali come la costruzione delle sale, la nascita di un pubblico specifico non necessariamente alternativo a quello teatrale, 1'evoluzione dell'immaginario di una società in veloce trasformazione. Il contributo più originale riguarda la definitiva consacrazione sulla scena nazionale e internazionale di quella che proprio Pasquale laccio, nel suo lungo saggio d'apertura, definisce «Icona Napoli», riferendosi all'immagine, anzitutto mentale, della città vesuviana «dotata - scrive laccio - di una immediata riconoscibilità, in grado di connotarsi e di espandersi sfruttando la specificità di ogni settore delle arti e della comunicazione, dalla letteratura alla musica a ogni espressione visiva». Il cinema delle origini, quello di fiction ma prim'ancora quello dei «dal vero» d'inizio Novecento, potenzia questa icona grazie alla capillare pervasività delle nuove tecnologie di massa, moltiplicando gli effetti di un «precipitato visivo e culturale di un'immagine che non era mai venuta meno dal Cinquecento », attraverso canzoni, libri di storia, incisioni, quadri, stampe, fotografie, adattandosi «di volta in volta ai canoni di una scrittura per immagini ». Dopo quello del curatore, il volume propone interessantI saggi di giovani studiosi come Gaetano Fusco Germana Grasso, Roberta Bignardi, Immacolata Del Gaudio, Mariangela Palmieri e un intervento conclusivo di Mario Franco, che storiciZza la parabola del muto napoletano dagli esordi al primo conflitto mondiale.