IL MATTINO, 09/02/2004, di Donatella Trotta
L´enigma Mishima
La profondità ama la maschera, diceva Friedrich Nietzsche. Questo aforisma sembra attagliarsi bene all´ambigua complessità dell´universo estetico ed esistenziale di Yukio Mishima (1925-1970), che in un suo saggio del ´68 a metà tra la confessione e la critica, Sole e acciaio (Guanda), scriveva: «Se l´uomo incontra l´universo a viso scoperto, muore. Per entrare in rapporto con l´universo e continuare a vivere, deve indossare una maschera, la maschera dell´ossigeno». Ma la maschera - potente simbolo rituale nella tradizione scenica nipponica, soprattutto del teatro Noh - è anche il pretesto narrativo della più importante opera giovanile di Mishima: il romanzo Confessioni di una maschera, scritto nel 1949 a 24 anni e considerato da molti critici forse il più autobiografico dei 40 romanzi prodotti dal fluviale, controverso e poliedrico scrittore, per ben tre volte candidato al Nobel - poi vinto dal suo amico e mentore Yasunari Kawabata nel 1969 -, autore tra l´altro di 18 opere teatrali e venti volumi di saggi di critica letteraria, racconti e reportages giornalistici.
E non è allora un caso che l´epigrafe di Nietzsche faccia ora da viatico a La maschera infranta (Liguori, pp. 110, euro 12,50), un vero e proprio viaggio psico-estetico, più che un saggio, di Emanuele Ciccarella nella biografia interiore e nell´universo letterario dello scrittore. Proprio a partire da un´approfondita e aggiornata rilettura di Confessioni di una maschera: opera determinante, secondo Ciccarella, per mettere a fuoco le tappe formative dell´infanzia e dell´adolescenza generatrici di quella che Kawabata definiva «l´indecifrabile originalità» di Mishima, apostrofato dal grande critico giapponese Hideo Kobayashi come «un diavolo pieno di talento». Il volume è in questi giorni in libreria con un titolo che inaugura, così, una nuova collana della casa editrice napoletana diretta dallo stesso Ciccarella: «La luna sull´acqua», che è anche la prima in Italia dedicata alla saggistica orientale dopo tante pur eccellenti collane di narrativa (come «Mille Gru» di Marsilio, diretta da Adriana Boscaro, per citarne solo una).
«La luna sull´acqua è anche un racconto adolescenziale di Mishima, ed è un´immagine che allude a un archetipo presente in profondità nella cultura giapponese e orientale in genere: è l´icona che adombra la fluttuante transitorietà e fragilità dell´esistenza», spiega Ciccarella, yamatologo napoletano formatosi all´università «L´Orientale», docente di lingua e letteratura giapponese all´università di Torino e premio Alcantara nel 2001 per le sue traduzioni di vari scrittori nipponici del Novecento tra cui Mishima, Tanizaki, Abe Kobo, il Nobel Kenzaburo Oe. Attualmente, Ciccarella sta scrivendo per Mondadori una biografia di Mishima e sta lavorando alla tetralogia Il mare della fertilità in cantiere per I Meridiani mishimiani curati da Maria Teresa Orsi. Ma a Ciccarella si deve anche, tra l´altro, la prima traduzione integrale mai apparsa in Occidente dei racconti giovanili di Mishima (che esordì precocemente, tra i 16 e i 18 anni), raccolti in La foresta in fiore; la traduzione di Musica, l´unico romanzo sulla psicoanalisi (quasi un giallo) scritto dall´autore giapponese; nonché un prezioso ripescaggio, Le ultime parole di Mishima (tutti pubblicati da Feltrinelli), che raccoglie due lunghi colloqui avuti dallo scrittore con due critici del suo tempo, Takashi Furubayashi e Hideo Kobayashi.
Con La maschera infranta, Ciccarella torna con una chiave interpretativa psichica ed estetica, aliena da pregiudiziali ideologiche, alle origini dell´«enigma» Mishima: va alle radici della presa di coscienza della diversità, non solo sessuale, dello scandaloso, istrionico e ingombrante scrittore ossessionato da una visione estetizzante della morte; interpella attraverso una ricca documentazione finora inedita in Occidente le fonti familiari (la nonna paterna, il padre, in minor misura la madre) della sua anomala, inquietante e contraddittoria problematicità e conflittualità interiore, con un´identità dimidiata tra sensualità e sentimento, eros e thanatos, dimensione apollinea e dionisiaca, bellezza e tristezza; e scava infine nel cuore di tenebra della sua formazione letteraria, e umana, indagando - oltre le suggestioni già proposte da Marguerite Yourcenar ed Henry Scott-Stokes, per citare due noti interpreti di Mishima tradotti in italiano - l´aspirazione dello scrittore a divenire un «poeta della prosa» attraverso i «quattro fiumi» della sua esistenza (la scrittura, il teatro, il corpo, l´azione). Più che una maschera, Mishima ne ha indossate molte, è la conclusione di Ciccarella: «e le ha frantumate tutte - aggiunge -, con il suo martello nichilistico, senza mai arrivare al proprio volto nudo». Un modo per irretire, provocare e depistare il lettore. Come il gesto estremo, tuttora irrisolto, del suo cruento suicidio rituale.